Legge 30: vita di A.

 

Prologo. Cortometraggio prima parte.

Entra l’attore. Si ferma in proscenio. Discute al telefonino. Entra il folle con le valigie. Si ferma affianco all’attore. E’ spaesato, lo guarda con curiosità. L’attore interrompe la sua telefonata e parla con lui.

Attore (al telefonino)
Pronto. Pronto…
Non c’è campo. Provo a spostarmi. Lei non si muova.
Stia fermo. Stia fermo le ho detto.
Provo a spostarmi io.
Mi sente adesso?
Bene.
Sarò in ufficio tra non molto.
Come?
Il suo stipendio? Sì me lo ha già detto, ho capito. Non sono mica sordo. Non gridi! Non è colpa sua, è il telefono che…
Non sento più.
Di nuovo…
Guardi non riesco a sentirla.
Aspetti.
Adesso mi sente?
In ufficio, sì. Sto andando in ufficio.
Vogliamo vederci lì? Venga e parliamo del suo stipendio.
Corso G. C..
Corso G. C.!
*-*-*.
***!
La aspetto in ufficio. Mi lasci andare ora.
Sì, sì ho capito: i suoi soldi, sì. Ma venga in ufficio e ne parliamo. Sono in mezzo alla strada, non sento nulla. Vuole farmi impazzire?
Pronto, pronto. Pronto!
Vaff…

Chiude il telefono. Guarda l’orologio. Aspetta. Arriva il folle con le valigie. Lo guarda con insistenza.

Folle
Ha una sigaretta?

Attore
No… no. Non fumo.

Folle (tira fuori una sigaretta)
Ha mica da accendere?

Attore
(tra sé)ah…. Ho capito.
Non guardi. Le ho appena detto che non fumo. Non ho sigarette, non ho da accendere e non ho tempo da perdere. Ho molta fretta. Scusi.

Folle
Si fermano autobus qui?

Attore
Sì… sì: è una fermata. E si fermano autobus. Sì.

Folle
… e per andare dove?

Attore
Beh… verso Corso G. C.… Senta signore: le ho detto che ho fretta, ho la testa piena di… piena di…
Guardi si trovi un vigile.

Folle
Un vigile? E perché un vigile? Cosa ci faccio con un vigile?

Attore
Per le informazioni

Folle
Quali informazioni?

Attore
Non mi ha appena chiesto dell’ autobus?

Folle
No… le ho chiesto una sigaretta

Attore
Sigaretta?
Sì. Ok. La sigaretta. Ed io le ho detta che non ce l’ho la sigaretta

Folle
Ce l’ho io la sigaretta. Lei ha da accendere?

Attore
No!

Folle
Va bene. Ci vediamo allora

Attore (arrabbiato. Gli guarda le valigie. Lo saluta e va via)
Ma lei è matto! Senta lasci perdere. E… buon viaggio!

Folle
Buon viaggio? E che ne sa lei di viaggi? Io sì invece. (io qualcuno ne ho fatto)
(ora il folle raggiunge il suo cubo bianco. Posa le valigie si siede. C’è una musica in sottofondo)
Ti imbarchi per il viaggio, il viso ansioso, gli occhi accesi dalla passione del viaggio. L’animo ricolmo d’allegria e leggerezza.
Sei seduto sul treno e comincia a sentirti portato via… e la grigia città natale rimane indietro, l’esistenza di 18 anni sta per essere gettata nei ricettacoli del tempo. Vedi passare le vecchie case familiari: strade con nomi consumati dal tempo, case dai tetti spogli e comignoli eretti che guardano stanchi il solito vecchio cielo, i soliti vecchi spazi aerei.
Guardi tutto ciò e fremi.
Immagini la Grande Città e ti rigiri sul sedile tutto contento.
“Spero che farai buon viaggio” ti ha detto il tuo vecchio amico alla stazione.
“Certo” hai detto al tuo vecchio compagno. “Ti scriverò e ti dirò tutto nei minimi particolari”
Poi ti ricordi la nebbia degli occhi di tua madre, quando passa le mani gentili sul tuo cappotto per togliere granelli di polvere con meticoloso nervosismo.
Stai lasciando tua madre per la prima volta!
In effetti quando hai lasciato i tuoi cari alla stazione, non sapevi un granché; sapevi solo una cosa: che lasciavi la tua casa per andare. E che ti attendeva una nuova vita, una vita lontana, brillante e torreggiante contro i cieli trasparenti e lucidi.
Dicevi: “Ah… ora mi sto dirigendo alla meta, mi sto lanciando verso la mia destinazione. Non sono più immobile. Ora sono vivo!”
Ah… mio piccolo folle ancora bambino.
Perché non apri gli occhi e ti guardi intorno sul treno?
Guarda con attenzione i tuoi compagni di viaggio. Guarda le loro espressioni segnate.
Questi tuoi compagni di viaggio, piccolo folle, perché non li studi con cura?
Perché non lo fai? Perché devi aspettare che la Vita ti faccia sbattere contro il suo ottuso martello?
Devi capire ora!
Capire che un uomo può prendere un treno e non raggiungere mai la propria destinazione, che un uomo non ha una destinazione al temine della strada ma semplicemente un punto di partenza nella sua strada: la sua Casa.
Ora sei un uomo, piccolo folle. Quando sei partito eri poco più che un bambino, con i tuoi ideali, i tuoi sogni folli.
Ora spero che tu veda ogni cosa, che d’ora in poi leggerai nel viso dei passeggeri del mondo, nel viso di questi uomini all’eterna ricerca della propria destinazione.
Spero, piccolo folle, che tu capisca che la meta non è un nastro da tagliare alla fine della pista bensì un nastro su un percorso ovale che devi spezzare una volta e poi un’altra e poi ancora, correndo trono torno come un pazzo.
La Casa di cui parlo, piccolo folle, può essere ovunque nel mondo.

Buio. Diapositive.

 

Primo quadro

Silenzio. Buio. Luci su Ar. e il folle.

Ar. è a lato, sembra parlare come sotto interrogatorio. Il folle è dall’altra parte della scena. Ha due valigie come se fosse in viaggio. Le apre e tira fuori oggetti che dispone sulla scrivania. Ci sono scatole, giornali, una rosa rossa. Indossa un abito bianco.

 

La voce di Ar.

 

Attore
Sanno solo chiedere soldi ed invece dovrebbero ringraziare Dio per la opportunità che la Cooperativa sta loro offrendo. La verità è che sono dei morti di fame! E’ vero, questo posso averglielo detto… morti di fame… Lui mi è piombato in ufficio gridando. Ho avuto paura che mi colpisse,  forse ho perso la calma… per un attimo… forse. Non ricordo così precisamente. Lui è entrato. Aveva in mano un oggetto. Non so. Non ne sono sicuro. Devo essermi alzato all’improvviso. Quello ce lo avevo davanti. Urlava. Ho provato a difendermi.
Voglio dire… Per carità… Nessun fraintendimento… So come vanno queste cose: cominci a parlare… e poi dici cose che non vuoi dire, cose che non stanno né in cielo né in terra. Ho una certa esperienza, conosco i tribunali, conosco i giudici e gli avvocati.
Vorrei che sia subito chiaro: senza timore d’essere smentito dico che non sono assolutamente razzista, anzi …
Il problema è che, questi stranieri, dicono d’essere infermieri ed hanno effettivamente documenti rilasciati dai paesi d’origine che lo certificano ma… troppo spesso non conoscono il mestiere, non conoscono la lingua, non hanno mai messo piede in un ospedale e se lo hanno fatto nei loro paesi… Beh, quegli ospedali lì… diciamo che tutti noi abbiamo una idea più o meno precisa di quello che sono: non per questo dobbiamo dirci razzisti o, peggio ancora, sfruttatori di mano d’opera… ma andiamo, un po’ di realismo!
OK, siamo d’accordo… niente razzismo ma realismo: so bene che questi infermieri vengono qui in Italia perché ne abbiamo evidente necessità, le carenze di personale infermieristico sono drammatiche. So quindi che c’è un obbligo da parte di tutti noi intermediari, a tenere la situazione sotto controllo. Sotto ogni punto di vista. Il razzismo, lo sfruttamento… non hanno nulla a che vedere con questa vicenda che posso assicurarvi riguarda l’assistenza ai malati, la professionalità e, perché no, anche una buona dose di umanità.
E difatti: noi insegniamo loro un lavoro, gli offriamo una professione.

Folle
Sì, con bassi salari!

Attore
Comunque uguali a quelli dei lavoratori italiani

Folle
Sì… bassi come i loro!

Attore
Senta… com’è che si chiama? A.? Senta A.: l’intermediazione è legittima

Folle
Voi “trafficate” lavoratori

Attore
L’intermediazione…

Folle
Non possiamo ammalarci!

Attore
L’intermediazione è legittima, A..
Le ferie non ci vengono pagate!

Attore
Grazie all’intermediazione gli infermieri stranieri conquistano l’opportunità di vivere una vita dignitosa nel nostro paese. Altro che razzismo!
E poi: grazie alle nostre Agenzie  gli ospedali hanno personale a sufficienza senza il rischio della banca rotta. Questo si chiama senso dello Stato. Altro che ricorso a facili guadagli!
Eh sì! Perché questi infermieri costano molto meno alle aziende sanitarie. Le aziende lo sanno bene. Pagano quasi la metà per lavoratori stranieri con la stessa qualifica di quelli italiani: insomma lei giovanotto come anche un’ infermiera ucraina o argentina o filippina, ognuno di voi è più convenienti di una giovane infermiera italiana laureata nelle nostre università. Costate meno! E così le aziende evitano il fallimento. Questa è la realtà, ci piaccia o no, questa è la direzione verso cui tutti noi stiamo andando!

Ar. si avvicina al folle e lo trucca in viso.

Legge 30: primo estratto

Folle

Il governo è un organo complesso, composto dal presidente del consiglio, dai ministri e dal consiglio dei ministri, a cui e' attribuito principalmente l'esercizio del potere esecutivo dello Stato.

 

Attore

Ecco appunto… Il Governo.

 

Folle

Prevenzione  delle  forme  di  esclusione  sociale!

 

Attore

Il Governo previene! Il Governo fa divieto! Il Governo…

 

Folle

Divieto  assoluto di qualsivoglia indagine sui lavoratori!

Divieto di trattamento di dati  ovvero  di  preselezione  dei  lavoratori in  base  all'affiliazione  sindacale o politica, al credo religioso,   al   sesso…

 

Attore

Anche al sesso?

 

Folle

… e  all' orientamento   sessuale,   allo  stato matrimoniale  o  di  famiglia o di gravidanza!

 

Attore

Davvero sublime: regole! Regole! Regole! Lei è sulla strada giusta giovanotto!

 

Folle

L' attività di fornitura  di  lavoro  temporaneo  può  essere  esercitata soltanto  da  società  iscritte in apposito albo istituito presso  il Ministero del lavoro e della previdenza sociale!

Il  Ministero del lavoro e della previdenza sociale svolgono  vigilanza  e  controllo sull'attività dei soggetti abilitati alla fornitura di prestazioni di lavoro temporaneo!

(ora continua senza alcun senso apparente) Efficienza e trasparenza del mercato con più decreti legislativi sino all’entrata in vigore della somministrazione di lavoro in materia di occupabilità.

Disciplina e obbiettivi? Sì… è il Ministro che garantisce il sistema! Avevate chiesto snellimento e semplificazione, mi pare. E rispetto delle competenze. Mi pare. E’ per questo che s’è proceduto all’abrogazione  di  tutte  le  norme  incompatibili ivi  inclusa la legge 29 aprile 1949, n. 264,  fermo  restando… 

 

Attore

Fermo restando cosa?

 

Folle

Fermo restando il  regime  di  autorizzazione  o accreditamento  per gli operatori privati ai sensi di quanto disposto dalla  lettera…

 

Attore

La smetta ora! Lei ha evidenti segni di squilibrio, giovanotto.

 

Folle

Ma… presso  il  Ministero  del  lavoro  e  della previdenza sociale  è istituito un comitato di monitoraggio, composto dalle  associazioni  di categoria, dai rappresentanti degli ordini  e  collegi…

 

Attore

Non mi interessa ora. Insomma lei! La smetta! Cerchi di calmarsi.

 

Ar. gli stappa la rosa di mano e la getta a terra con rabbia.

 

Folle

Il  testo della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 pubblicato  nella  Gazzetta  Ufficiale 24 ottobre 2001, n. 248.

Il testo dell'art. 16, comma 5, della citata legge n. 196 del 1997.

Il   testo   dell'art.   1,   comma  2,  del  decreto legislativo   30 marzo   2001,   n.   165.

Il  testo dell'art. 17, della citata legge n. 196 del 1997, e' il seguente: all'art. 1,  comma 7,  del  decreto-legge 20 maggio  1993,  n.  148, convertito,  con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236.

Il testo…

 

Buio. Musica.

Secondo quadro

L’ attore sfila la cravatta che era di M. Ar. e narra la vicenda drammatica dell’infermiere A..

 

Presentazione della storia di Abdel

Vi racconterò una storia recente di straordinaria precarietà; una storia che inizia quasi per scherzo, una storia che, almeno in principio può sembrare incredibilmente grottesca.
Ma poi, alla fine: una storia con un epilogo tragico. Incredibilmente tragico.
Questa è una storia incredibile ma vera.
12 dicembre 2005. T.. Italia del Nord.  A. R. B., m. di 44 anni, vive da molto tempo qui in P., dove si è diplomato alla scuola infermieri dell’Ospedale torinese M. V. e fino a qualche tempo fa lavorava come infermiere per conto della Cooperativa V. S. nell’Azienda Ospedaliera t.  denominata “L. M.”.
La cooperativa V. S. è una agenzia di intermediazione che recluta in massa infermieri stranieri disposti a lavorare  con retribuzioni modeste. La sua sede è a T. in Corso G. C. ***. Il suo presidente è L. G.. Questo signore ha dichiarato nell’anno passato un fatturato di appena 15 milioni di euro.
A. R. B. quale cittadino straniero, benché foratosi in Italia dove vive da 15 anni, non può accedere ai concorsi per infermieri e per lavorare deve ricorrere all’intermediazione, deve ricorrere al nostro L. G..
A. R. B. è finito in rianimazione e poi nell’unità spinale del CTO di T.,  rimarrà paralizzato per sempre per aver osato chiedere il pagamento del suo stipendio arretrato di tre mesi, al responsabile della cooperativa per cui lavorava, un vecchio caposala in pensione, non nuovo a fatti di violenza in corsia.
C’è stato un alterco fra A. e questo responsabile che si chiama M. Ar., ora indagato per lesioni gravissime, che si difende dicendo che Abdel ha fatto tutto da solo, sbilanciandosi nel tentativo di colpirlo con un pugno e procurandosi la lesione spinale battendo contro lo spigolo del bancone della segreteria.

Il folle è seduto. Parla freneticamente utilizzando un doppio registro. Si alza.

Legge 30: secondo estratto


Folle

Il  testo dell'art. 17 e' il seguente:…

La sveglia. Cazzo sono già le cinque. Due minuti ancora poi…

Lavo i denti. Lo spazzolino è caduto dietro. Cazzo!

Un quarto d’ora in bagno. Dieci minuti per la colazione.

Autobus.

Se faccio tardi quelli della cooperativa…

No. Nessun ritardo. Nessun ritardo.

Fuori è buio pesto. Mi sembra che stia piovendo. Ho il freddo nella ossa.

Il  Governo e' delegato ad adottare disposizioni  volte  alla  disciplina  delle  tipologie di lavoro a chiamata, temporaneo, coordinato  e  continuativo,  occasionale, accessorio e bla bla bla…

Il Governo dovrebbe fare qualcosa per questo freddo piuttosto.

La porta va chiusa a chiave. Doppia mandata. Ricordare: consiglio di mio padre. Chiudere!

Chiudo. A chiave.

Nessun rumore per le scale, c’è la signora del piano terra che…

300 metri. Di corsa. Fermata dell’autobus. Sarà già passato?

No. eccolo lì in fondo. Salgo. Mi siedo. Dormo un po’.

Il  Governo e' delegato ad adottare disposizioni  volte  riconoscimento   di   una congrua indennità  cosiddetta  di disponibilità  a  favore del lavoratore che bla bla bla…
Quasi arrivati. Apro gli occhi. L’autobus si ferma.
300 metri. Ancora. A piedi.
L’ospedale è lì in fondo. Entro ed è notte. Uscirò stasera. Ancora notte.
Appena ho un giorno libero vado in Cooperativa.
Devo ricordare: chiedere numero autobus direzione Corso G. C.. Numero ***.
Ricordare anche: data di assunzione. Periodo di mancato pagamento.
Un bar a destra. Prendo un caffè? Ho ancora 10 minuti. Sfoglio un giornale.

Il  Governo e' delegato ad adottare le tutele  fondamentali  a presidio della dignità e

della  sicurezza  dei  collaboratori,  con  particolare riferimento a

maternità,  malattia e infortuni e bla bla bla…

Ricordare: tesserino. Dov’è? In tasca. Nella giacca? Nella tasca dei pantaloni?

Nella tasca dei pantaloni. Dietro.

Timbratura. Ascensore. Primo piano.

Buongiorno… buongiorno.. buongiorno…

Tanto nessuno risponde.

Ricordare: mio padre. Salutare sempre. Anche se non rispondono.

Il  Governo e' delegato ad adottare un  adeguato  sistema  sanzionatorio  nei casi di

inosservanza delle disposizioni di legge.

Buongiorno.

Cazzo, rispondi almeno!

Ricordare: tranquillo. Rischio licenziamento.

Il Governo…

 

Attore

Ora sta esagerando, giovanotto. Il Governo non può tutto.

 

Folle

(Urlando. Con agitazione) Un adeguato  sistema  sanzionatorio!

 

Attore

Va bene ma ora si calmi. Cos’ha, giovanotto? Non sta bene?

Folle

Un sistema con ispezioni!

Perché siano osservati gli obblighi previdenziali!

Perché siano osservati il trattamento economico e normativo minimo e i livelli  essenziali  delle  prestazioni concernenti i diritti civili e sociali!

 

Attore

Calma: è tutto finito.

 

 

Buio. Musica

Terzo quadro

Diapositive “La voce di A.”.

Musica. L’attore è al tavolino con la specchiera e si trucca come il folle. Ora è A..

La voce di A.

Attore
Mi chiamo A.

Folle
A. R. B.

Attore
Sono nato in M.. Sono arrivato in Italia 15 anni fa. Ho frequentato la scuola per infermieri all’ospedale M. V. di T.. A causa di una legge dello Stato Italiano, non ho potuto accedere a concorsi pubblici per Lavorare e mi sono dovuto rivolgere ad un’agenzia che si chiama V. S..
Io so che se avessi fatto un regolare concorso pubblico un’ora del mio lavoro costerebbe alla Azienda Sanitaria molto di più di quello che invece paga alla cooperativa.
Era per avere quei pochi soldi che mi spettavano che quella mattina andai dal signor Ar.: erano 3 mesi che non pagavano ed io non sapevo come fare per vivere.

Folle
Lui cominciò subito ad insultarmi

Attore
Mi disse che sapevamo solo chiedere soldi ed invece dovevamo ringraziare il cielo per l’opportunità che la cooperativa ci stava dando a noi morti di fame

Folle
Che venivamo da paesi alla fame

Attore e folle (insieme)
Era pieno di rabbia e mi fece capire che i soldi non li avrei visti almeno per il momento. Gli dissi che non sarei uscito di lì fino a che non avrei avuto quanto mi spettava.

Folle
Accadde allora.

Attore
Accadde senza che io potessi aspettarmelo

Folle
Cominciò a colpirmi

Attore
Io caddi a terra

Folle
Sentii un violentissimo dolore alla schiena.

Attore
Poi nulla.

Folle
Lui continuava a picchiarmi ma non sentivo più i suoi colpi sul mio corpo.

Attore
Avevo gli occhi chiusi.

Folle
Anche le sue urla mi sembravano lontane.

Attore
Forse mi addormentai.

Folle
O persi i sensi.

Attore
Ho subito 3 interventi alla schiena. I medici sono gentili. Anche gli infermieri miei colleghi. Il primario mi ha detto che sono fortunato perché conserverò l’uso della braccia.
Sono venuti in ospedale giudici ed avvocati ad interrogarmi. Il signor Ar. dice che sono accidentalmente caduto a terra battendo contro uno spigolo del bancone della segreteria nel tentativo di sferrargli un pugno.
Il signor Ar. è un bugiardo. Volevo solo i miei soldi. Nient’altro.

Folle
Non faccia così, stia calmo: ora è passato, è tutto finito, lasci stare.

Attore
E’ un bugiardo!

Folle
Lo so, è un bugiardo, Signore. E’ un bugiardo. Ma non se ne dia cura. Ora è tutto finito.
Venga, le do una mano a pulirsi. Mi lasci fare, ci penso io: prendo dell’acqua, così viene meglio, togliamo lo sporco e tutto torna come prima. Guardi com’è ridotto… Calma: è tutto finito.

Il folle toglie il trucco dal viso dell’attore. Lo pulisce con attenzione, lo cura.

 

 

Buio. Musica.

 

Quarto quadro

Diapositive “La fine di A.”

A. è ora di nuovo un attore. Legge le notizie dal giornale. Lascia cadere a terra le pagine. Il folle incredulo le raccoglie e le sistema sul suo corpo fino ad esserne ricoperto

La fine di A.

La legge del precedente Governo di centro destra, la cosiddetta “Legge Bossi-Fini”, consente ad infermieri, sportivi e ballerine di non essere annoverati nelle quote annuali d’ingresso di lavoratori stranieri.
La cooperativa V. S. conserva l’appalto di T. all’ospedale “L. M.” che è l’ospedale a più alta densità di lavoratori stranieri in Italia.
L’ospedale “L. M.” è anche al terzo posto per le sue dimensioni.
Il presidente della cooperativa V. S., L. G., ha immediatamente preso le distanze dai fatti e dichiara che nel giorno dell’aggressione ad A., lui non era a T..
Il responsabile M. Ar. è tutt’ora indagato ed è stato per questo dimissionato dalla cooperativa V. S..
Le rappresentanze sindacati aziendali dell’Asl 4 di T. si sono organizzate per devolvere un’ora di lavoro da far confluire in un fondo di solidarietà a favore di A. R. B..
A. R. B., infermiere marocchino, ha perso per sempre l’uso delle gambe.

L’attore lascia cadere dal panno di lino la rosa rossa.

Legge 30: terzo estratto


Folle
Distrutto. Anche oggi. Come ieri d’altronde.
15 minuti alle tre. Cazzo è già pomeriggio. Un’ora ed è notte.
Buonasera. Buonasera. Buonasera.
… ma chi vuoi che mi risponda!

Ricordare: mio padre. Salutare sempre. Anche se non rispondono.

Buonasera!
Ricordare: mio padre.
Pericolo: licenziamento. Sì. Licenziamento dal lavoro.

Timbratura. Ascensore. Primo terra.

Ricordare: tesserino. Dov’è? In tasca. Nella giacca? Nella tasca dei pantaloni?

Nella tasca dei pantaloni. Dietro.

Fuori. E’ freddo. Come stamattina. Ora invece: quasi notte.

Prendo un caffè? Un bar a sinistra. “Un caffè per favore, grazie”

Male allo stomaco. Digiuno da ieri. Cazzo, il caffè brucia lo stomaco.
Mi verrà una gastrite.
Fermata. Tanta gente che aspetta. Autobus. Ah… lo stomaco: fa male.
Cambio alla prossima. Coincidenza con il numero 38 per Corso G. C. ***.
Vado oggi alla Cooperativa. Non ho un giorno libero fino alla fine del mese.
Ho bisogno dei soldi che mi devono. Tre mensilità. Cazzo: sono tanti soldi!
Mi ascolteranno?
“Torni domani!”
Come la volta scorsa.
Ma io non so proprio come tirare avanti!
“Ringrazi il cielo per quello che la Cooperativa sta facendo per lei”
Sì… il cielo…
Scendo. Coincidenza numero 38. Mezz’ora ancora e sono al *** di Corso G. C..
Ricordare: mio padre. Tranquillo. Pericolo licenziamento.
Già arrivati? Devo essermi appisolato.
Un chilometro ancora. A piedi. Il *** è dall’altro lato della strada.
Cammino. Lentamente. Sono stanco. Devo evitare il caffè quando ho lo stomaco vuoto.
Pericolo: gastrite. Ah… lo stomaco: fa male.
Guarda quello!
Cos’ ha quello?
Esce dal ***. Corso G. C.. ***!
Cazzo è ridotto male. Devono averlo ammazzato di botte.
Permesso, permesso, permesso!
Lasciatemi passare sono un infermiere!
Eccolo. Ce l’ho davanti. Cazzo! L’hanno ammazzato di botte.
Guarda com’è ridotto poveraccio!
Ehi… un attimo… Ma lui… lui è… lui è…
Volevo solo i miei soldi. Nient’altro.
Volevo solo i miei soldi. Nient’altro.
….(il folle, a terra, reitera all’infinito)

 

 

 

Epilogo

L’attore mette tutti gli oggetti nelle valigie e  va verso il folle. Lo aiuta ad alzarsi. Lo sorregge. Sembra spronarlo. Comincia ora tra i due uno scambio di parole e gesti votato allo scherzo, al sorriso, in definitiva alla speranza nel viaggio che continua. I due, faccia a faccia, si voltano verso le direzioni, ridono, si danno piccoli colpi al  petto come a volersi spingere. Poi d’improvviso tornano seri.

Attore
Forza tirati su…
Prendi la valigia. Andiamo

Folle
Dove?

Attore
… di là!

Folle
Perché… di là

Attore
Beh… non lo so

Folle
Hai una sigaretta?

Attore
No, non ho sigarette. Io non ho mai fumato sigarette, dai andiamo!

Folle
Aspetta.
(tira fuori una sigaretta)
Hai da accendere?

Attore
(prende tempo. Poi mette la mano in tasca e prende dei fiammiferi)
Ecco, accendi pure

Folle
No… non ho più voglia di fumare.

Attore
Ma allora mi prendi per il culo?

Folle
No… è che… è che è strano

Attore
Strano cosa, sentiamo?

Folle
Strano: non fumi sigarette ma hai da accendere

Attore
Ehm… Sì strano: forse dovrei buttare via i fiammiferi

Folle
Sì… forse

Attore
O forse dovrei iniziare a fumare sigarette

Folle
Sì… anche

Attore
Ci penserò. Dì un po’… cos’è che volevi prima?

Folle
Quando?

Attore
Prima: io ti ho tirato su, ti ho dato la valigia, il cappello e ti ho detto di andare. Tu mi hai chiesto “dove?”

Folle
Sì, sì. Ti ho chiesto “dove?”

Attore
E’ di là che andiamo. Ma non chiedermi perché. Non lo so perché.

Folle
No, no. Figurati. Non chiedo nulla io. Nulla. Allora è OK

Attore
OK cosa?

Folle
OK nel senso… “andiamo”

Attore
Sì, “andiamo”.

 

Buio. Musica. Cortometraggio seconda parte.

 

Fine.