Rassegna "Città Infrenali"

Azioni urbane polimorfe a cura dei teatri OFFesi

17-24-31 Luglio presso "Vini e Oli" - Pescara

 

A Pescara lo spazio è finito ed i suoi luoghi privi ormai di storia, di identità, di persone in cerca di relazioni, si sono trasformati in non-luoghi ove l’individualismo sfrenato, la competizione, l'ossessione dell'acquisto e del consumo, la solitudine regnano  indisturbati.Non esiste più spazio ove sia possibile abitare con libertà: gli ambiti comunali, le case libere, gli edifici disabitati, quando non divengono punti vendita, vengono affidati con trattative private a personaggi vicini al potere, sedicenti esperti d’arti e politiche giovanili ed in realtà guardie, custodi dei nuovi spazi chiusi e privati, sottratti alla collettività. Una città senza spazio è una gigantesca struttura di reclusione priva di aria che, impedendo ai propri corpi-abitanti di esprimersi e creare in libertà, si contrappone alla Vita. 

17 Luglio ore 21 spettacolo teatrale di e con Teatri OFFesi
“Legge 30: vita di Abdel”

Una storia vera di estrema precarietà

24 Luglio ore 21 Proiezione del film “In girum imus nocte et consumimur igni”. Regia di G. Debord.
A seguire i teatri OFFesi incontrano Simona Francini per raccontare di: “Regimi a confronto. Come uscirne? Dal pensiero di Deleuze, Guattarì, Debord: una riflessione sui sistemi totalitari, trappole e scappatoie”.

31 Luglio ore 21 spettacolo teatrale di e con Teatri OFFesi
“Sf(R)atti”

Abitare una casa è ancora un diritto o un privilegio? Storie vere di resistenza abitativa.

Sonorità di Renato Barattucci e Laura Desideri

CITTA’ INFERNALI vuol dire d’una città, Pescara, che ha smesso di fare storia e società, di una città-mercato spogliata del pubblico e riempita fino alla sazietà di privato, d’una città che il suo tele-sindaco ama definire un po’ paradossalmente “vicina” ed invece appare inesorabilmente, a chi la vive e la abita, quanto mai “lontana”. 
La città non è più nostra!
CITTA’ INFERNALI è una pratica di resistenza urbana perché è denuncia dell’abbandono di politiche sociali e culturali, di buon governo, di cittadinanza attiva, di partecipazione.
Ad ogni possibile discorso nel tempo, ad ogni possibile radicamento, la politica istituzionale pescarese preferisce l’evento spettacolare ed irripetibile, la notte bianca, il patrocinio, l’inaugurazione ove poter dare mostra di sé al fine di racimolare consenso.
A Pescara lo spazio è finito ed i suoi luoghi privi ormai di storia, di identità, di persone in cerca di relazioni, si sono trasformati in non-luoghi ove l’individualismo sfrenato, la competizione, la solitudine regnano  indisturbati.
Non esiste più spazio ove sia possibile abitare con libertà: gli ambiti comunali, le case libere, gli edifici disabitati, quando non divengono punti vendita, vengono affidati con trattative private a personaggi vicini al potere, sedicenti esperti d’arti e politiche giovanili ed in realtà guardie, custodi dei nuovi spazi chiusi e privati, sottratti alla collettività.
Una città senza spazio è una gigantesca struttura di reclusione priva di aria che, impedendo ai propri corpi-abitanti di esprimersi e creare in libertà, si contrappone alla Vita. 

Colpevoli sono i partiti che governano la città e quelli che l’hanno governata in passato. Non sono da giustificare le sinistre che troppo spesso si trincerano dietro la necessità di evitare che gli avversari ritornino. Non sono da giustificare le espressioni dei movimenti sociali che quando accettarono di percorrere la via amministrativa, promisero l’impegno in processi di cittadinanza attiva e poi invece, invisibili, sparirono nel Palazzo.
Nessuna giustificazione per chi ha scelto il potere alla moltitudine, il compromesso al conflitto, l’organizzazione all’azione.
Chi si allontana dal centro smette di giustificare comportamenti arroganti, polizieschi, aggressivi, indifferenti tipici degli amministratori locali. Chi sta fuori cerca relazioni affettive, cura, attenzione.

 

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