Il Primo Maggio dei lavoratori e la vita di A.:
comunicato stampa del Coordinamento Migranti

Sembra che il Primo Maggio non si possa parlare di politica. Sembra che non si possa parlare di lavoro migrante, se questo significa dire con forza no al ricatto del contratto di soggiorno per lavoro, no ai centri di detenzione temporanea! Perché si sposta lo sguardo distante, quando dietro l’angolo, nei quartieri e nelle fabbriche, nei cantieri, nelle cooperative e nelle case, continua la situazione di
sfruttamento e di ricatto dettata dalla Bossi-Fini?
E’ un ricatto forte che ha spinto anche alla morte, ma forse è meglio non parlarne: giustamente si denuncia che il numero di infortuni e morti sul lavoro è molto
più alto tra i migranti, ma perché non dire che il contratto di soggiorno può essere di per sé una causa di morte? Come se fosse un tabù, si tace sul fatto che il legame tra permesso di soggiorno, lavoro e reddito spinge i migranti ad accettare qualsiasi mansione e qualsiasi condizione di lavoro dietro il ricatto della clandestinità, dell'espulsione e della reclusione nei CPT.
Oggi, il silenzio è ancora più assordante perché la nuova proposta di legge Amato-Ferrero trova il consenso più o meno unanime di associazionismo, sindacati confederali e confindustria: eppure rimangono i centri di detenzione temporanea, eppure tutto continua a ruotare intorno al legame tra permesso di soggiorno, lavoro e reddito anche se si dice di volere abolire il contratto di soggiorno. Nessuno dice che i migranti dovranno aspettare ancora un anno perché si tratta di una legge delega, senza contare il fatto che è difficile prevedere come verrà modificata: oggi, i migranti non hanno nessuna reale garanzia per un miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro.
Allora perché rimanere in silenzio?
Il nostro primo maggio è invece anche quello di Abdel: è un viaggio cominciato in Marocco 15 anni fa e che si è interrotto a dicembre dell'anno scorso con la violenza subita per mano del suo datore di lavoro. Una storia di libertà, precarietà e ricatto di molti, ma che nessuno sembra voler raccontare il primo maggio. Il 4 maggio uno spettacolo teatrale a XM 24 alle ore 21 parlerà di questa e di altre storie simili. Sarà un altro passo verso una nuova mobilitazione che oggi è sempre più necessaria e urgente per evitare che il protagonismo dei migranti venga relegato ancora una volta nel silenzio.
Qualcuno ha accusato il Coordinamento Migranti di “accanimento terapeutico” perché continuiamo a denunciare gli assordanti silenzi (anche di chi sa bene di cosa stiamo parlando) che circondano il lavoro migrante. Sarebbe bene che anziché lasciarsi andare a discutibili espressioni (di norma usate con i malati terminali, ma noi non arrivavamo a tanto) tutti facessero invece i conti con questa situazione e con le lotte quotidiane dei migranti. Per quanto ci riguarda non smetteremo di 'accanirci', e nessuna data come il primo maggio dei lavoratori ci sembra più adatta per ribadire ancora una volta
(dopo la grande manifestazione del 24 febbraio e la Giornata dei Migranti del
22 aprile) che solo se i migranti saranno protagonisti delle lotte per i diritti di tutti i lavoratori, potranno rompere i silenzi e costruire mobilitazioni. Per questo il nostro primo maggio e la nostra lotta per cambiare questa situazione ripartiranno dalla storia di Abdel
http://files.splinder.com/5d24134966f8e6c4f0942318e0ab625b.pdf.
Coordinamento Migranti Bologna e Provincia
– 1/5/2007
Alcune foto della serata del 4 maggio 2007

lo spettacolo

lo spettacolo

discussione a cura del Coordinamento Migranti Bologna

presentazione del progetto I Confini dell'Umano