INTERVISTA DI FIORELLA PAONE AD ANTONIO CARONIA

 

-A PARTIRE DALLE EVOLUZIONI DELLA TECNOLOGIA E DA UNA CONCEZIONE DEL CORPO COME CYBORG, VEDIAMO CHE IL CONFINE FRA NATURALE E ARTIFICIALE SI CONFONDE, SINO A SCOMPARIRE. IN CHE MODO E CON QUALI EFFETTI SOCIALI CREDI CHE QUESTO INCIDA SULLE NOSTRE PERCEZIONI E SUI NOSTRI CANONI ESTETICI E ETICI?

Cominciamo con il dire che l’autopercezione che si ha del proprio corpo ha un aspetto oggettivo, potremmo anche dire biologico. Il corpo, cioè, viene percepito da ogni soggetto come un dato biologico, come un qualcosa di esteriore. Alcune tecniche di rappresentazione –parola, fotografia, ritratto, etc.- creano una distanza fra l’originale e l’immagine che consente ancora all’osservatore di avere una chiara percezione di ciò che è naturale. Si può, con una certa approssimazione, dire che, sino alla fine del milleottocento, il confine fra reale e artificiale era chiaramente riconoscibile.
Oggi la tecnologia è sempre più invisibile, ad esempio le immagine della televisione hanno la capacità di colpire in maniera immediata i nostri sensi dandoci l’impressione di vivere direttamente un’esperienza di realtà. L’ analisi di alcune espressioni come “la televisione è una finestra sul mondo”segnalano il fatto che le immagini televisive sono percepite, probabilmente anche a causa dell’abitudine, come non arbitrarie e fedeli al dato oggettivo.
Bisogna considerare, inoltre, che oggi la tecnologia non è più solo uno strumento di rappresentazione, ma di creazione ex novo di una realtà le cui radici sono da ricercare nell’immaginario e non nel dato fattuale. Pensiamo al Gollum del Signore degli anelli, personaggio interamente creato al computer grazie alle tecnologie digitali, e al fatto che ogni spettatore è portato a credere alla sua esistenza quanto crede a quella di Frodo e degli altri protagonisti del film.
Si crede a ciò che ci viene mostrato.
Ritengo che in questo panorama la cosa importante divenga, non tanto cercare di definire nostalgicamente il confine fra naturale ed artificiale, ma essere consapevoli del fatto che tale distinzione non è più netta e che il panorama che possiamo considerare reale diviene sempre più esteso .

-IL LINGUAGGIO DELIMITA UN’AREA DI SIGNIFICATO CHE VIENE PERCEPITA COME NATURALE E ASSOLUTAMENTE VERA. QUANTO PESO CREDI CHE ABBIA LO SLITTAMENTO DI SIGNIFICATI VEICOLATO MEDIATICAMENTE (GUERRA-PACE, ATTACCO-PREVENZIONE, DIFESA DELL’ORDINE PUBBLICO-REPRESSIONE) NELL’IMPOVERIMENTO DELLE CAPACITà CRITICHE E DELLE POTENZIALITà DI CREAZIONE E PRODUZIONE DELLA MOLTITUDINE?

Il peso è sicuramente forte, ma credo che sino a che continueremo a ragionare in questi termini non riusciremo mai a risolvere il problema. Intendo dire che non è importante stabilire ciò che è reale, ma iniziare una riflessione sul perché determinate notizie ci vengono presentate in un dato modo. La nostra analisi si deve incentrare sui processi che lo slittamento di significato, al quale facevi riferimento, è in grado di provocare e sul perché ci sia interesse nel provocarli. Solo in questo modo la riflessione può superare il dato particolare e divenire più completa e generale.
Non si vuol più contrapporre una presunta verità alla menzogna, né ristabilire nostalgicamente quanto è stato negato, ma creare mondi di verità alternativi e autonomi.


-CREDI CHE LA RETE POSSA ESSERE IL LUOGO IN CUI è POSSIBILE UNA FUGA DAL CONTROLLO GLOBALE, RIMANENDO COMUNQUE ATTORI DEL VILLAGGIO GLOBALE, COME SINGOLARITà IN GRADO DI COSTITUIRE UN’ALTERNATIVA REALE E COPERATIVA?

Può esserlo, ma tutto dipende dal modo in cui la si utilizza. Il modello della rete è sicuramente innovativo in un senso non solamente tecnologico, ma, vorrei dire, essenzialmente politico. Il modello della rete è fondato sulla possibilità di scambiare messaggi senza passare attraverso alcun centro di smistamento e di controllo. Naturalmente anche questo principio è vero fino ad un certo punto. E' continuamente rinegoziato, è continuamente minacciato. La colonizzazione della rete è uno dei grandi obbiettivi delle multinazionali e delle grandi aziende di produzione del software, di produzione di contenuti etc etc. Ma ho come l'impressione che il principio di rete sia difficilmente cancellabile e che il modello della rete abbia un suo funzionamento di tipo proliferante. Il punto è come rendiamo questa grande novità paradigmatica, di modello, come la rendiamo operante. Inanzitutto i legami che si creano in rete non devono mai prescindere dalla dimensione umana e carnale di cui è fatta
l’esistenza di ognuno di noi. In secondo luogo, bisogna stare attenti al rischio che non si verifichi un uso privatistico dei percorsi collettivi di cooperazione.
Un progresso si ha, invece, se si usa la rete per valorizzare ed aumentare la potenza costitutiva e creativa di ogni singolo corpo in relazione agli altri corpi. Solo in questo modo il valore di ognuno può venire accresciuta dalle nuove tecnologie Non bisogna dimenticare che ciò che è importante in ogni innovazione tecnologica, a livello sociale, è il processo relazionale e generativo che è in grado di produrre.

-QUALE CREDI CHE SIA, OGGI, LA SFIDA CENTRALE DEL MOVIMENTO?

Credo che continuare a far conoscere i contenuti sia importante, e che lo sia anche il portare avanti lotte concrete e il lavorare per far partire percorsi di costruzione nuovi.
La sfida più grande è, però, quella di lavorare sulla comunicazione. Ritengo che sia necessario far arrivare alla gente la consapevolezza della possibilità di un modo altro di ragionare, a partire dallo smascheramento dei meccanismi di controllo e sussunzione di cui tutti siamo vittime. Ciò che bisogna proporre alla gente è una lettura diversa del reale e dei suoi messaggi, per cominciare davvero ad esistere come singolarità nella moltitudine.

-IL MOVIMENTO STA ATTRAVERSANDO UN MOMENTO DI CRISI, EPPURE VEDIAMO CHE A LIVELLO LOCALE, E MI RIFERISCO IN PARTICOLARE ALL’ ESPERIENZA DI PESCARA,MOLTE ENERGIE SI STANNO ATTIVANDO PER APRIRE SPAZI E FAR PARTIRE PERCORSI SUL PROPRIO TERRITORIO. Credi CHE QUESTA SIA UNA REAZIONE ALL’INCONCRETEZZA PRATICA DI DETERMINATE ANALISI TEORICHE CHE VEDIAMO SEMPRE Più SCOLLARSI DAI FLUSSI REALMENTE SIGNIFICATIVI?

In parte si, ma credo che la sfida politica più importante sia oggi quella inerente l’appropriazione del proprio corpo, come processo da riconquistare. E’ certo che il locale crea le condizioni di possibilità per un esserci insieme che ha oggi un alto significato politico. Questo perché la centralità e il valore del corpo fisico sono messe in dubbio proprio a partire dalla virtualità cui molte relazioni sono costrette. L’essere insieme come corpi fisici è anche risposta all’atomizzazione sociale, punto di forza delle strategie del controllo. L’esistenza del corpo e la sua autonomia non sono più scontate, ed hanno bisogno di essere fortemente riaffermate. L’eros politico contemporaneo passa attraverso l’autoerotismo e l’indisciplina, come rifiuto di ogni regola e omologazione. Non bisogna dimenticare che la moltitudine è in primo luogo pluralità di corpi individuali, in grado di costruire legami cooperativi solo a partire dalla consapevolezza di sé.


- CREDI CHE ESISTA UN MODO IN CUI LA MASSA DI SINGOLARITà CHE fanno vivere la moltitudine POSSA MANIFESTARSIin maniera affermativa, OPPURE CHE DOBBIAMO ACCETTARE IL PARADOSSO SECONDO CUI IL POTERE COSTITUENTE Può ESSERE DEFINITO SOLO A PARTIRE DAL POTERE COSTITUITO?


La complessità del nostro rapporto tecnico col mondo porta ad una sorta di senso di impotenza in relazione alle nostre possibilità di trasformazione del reale. I rapporti che il potere costituito genera sono percepiti come naturali e necessari. Non si è consapevoli del fatto che il potere del capitale è dato dalla sussunzione dell’intera sfera della vita, e che, quindi, il vero potenziale in grado di creare valore è proprio dei nostri corpi. Ogni soggetto è potenzialmente in grado di interrompere in ogni punto e in ogni momento il processo parassitario di produzione e riproduzione socio-economico, e di rendere la crisi coestensiva all’intero corpo sociale.
La negazione precede sempre il mutamento, e le forze liberatrici non possono che svilupparsi entro la società costituita. E’ in ciò che è, che è contenuto ciò che potrebbe essere. La potenza sta nell’atto creativo in grado di sperimentare alternative costituenti al di fuori della realtà costituita. Protestare e fare resistenza non può più bastare, occorre agire, trovare vie che aggirino e disgreghino il potere costituito.

 

 

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