IL PLAGIATORE

 

Prologo

 

Un uomo stringe in mano un cervello umano e se ne ciba con eleganza e raffinatezza.

 

Good… slow food… slowly… mangio e così sono. Se vi piace.

Sono quello che mangia.

Mangio quello che sono: preferibilmente giovani donne e bambine.

E che non siano io stesso

Ma tutto sommato anche ragazzi ben educati e puliti… eunuchi e voci bianche e castrati e… puro cervello d’agnello: purché non sia il mio!

Nacque, il sottoscritto, per madre innamorata che per l’eccessivo amore ne fece un impotente, lui, cioè io, che poi andò in marito ad una santa che partorì un figlio il giorno della tomba del suo migliore… il mio migliore amico: amico grazie al quale egli, cioè io, si definì… assassino.

Lui non ama, sebbene sia amato alla follia.

Lui vive dell’ amore ma non lo restituisce.

Lui uccide proprio come me perché siamo una cosa sola.

Lui ed io…io  che mangio.

Ingoio.

Nutro.

Peggio!

(Gridando) Io plagio. Tutto tranne il sottoscritto!

 

(Ripone il cibo in una delle casse. Entra un giovane con acqua e pezze candide che procede all’accurato lavaggio dell’uomo e poi esce.

L’uomo inizia una sorta di regressione sino a divenire bambino)

 

 

Plagio della madre

 

Latte.

Suggo il latte: le labbra del piccolo diavolo sulla bruna areola ed al tempo del cardioritmo, prima il latte e poi il sangue e poi il cuore e poi il cervello.

Per completare il pasto.

Per completare l’opera (rumore della suzione)

Maschietto di mamma, angelo nero, puttino del primo plagio, (vagiti) all’inizio, alla nascita.

Tu taglia il cordone ché tanto la lego d’altre corde… la vacca inconsapevole!

I primi passettini, uno, due, tre… tutti giù per terra ed uno, due, tre stella!

Lei prepara pappe che non amo, schiaccia con la forchettina la polpetta e la pastina, gira e gira e soffia nel piatto troppo caldo poi lo saggia sulla punta della lingua… scotta ancora.

Gira, gira, gira  e soffia, gira, gira e soffia, gira, gira e soffia (tante volte).

Tiepida pappetta che a bordo del cucchiaio gira sull’aereo, apri la boccuccia, aaam, l’intruglio che fa divenire grandi e grossi, giovanotti giovanotti, aaam!

Uno dopo l’altro, mangia tutto il mio bambino, sino al piatto vuoto… guarda… si vede sul fondo l’uccellino, suona suona campanella, mangia tutto il mio bambino!

(Crudele d’improvviso) Non raccontare nulla al padre, io prometto di non riprovarci più.

No, ti prego… è così grave che…

Io prometto, io prometto: guarda come sono bello, il pezzo di figlio, se parli ti faccio a pezzi, che angelo che hai fatto… ma non raccontare nulla, io non lo rifaccio, tu vuoi bene al tuo bambino, fai la brava e ti seduco, t’accarezzo sui capelli, suggo la mammella ma non raccontare nulla, ti voglio così bene.

E’ che non riesco a farne a meno e poi… ho un grosso dispiacere e sono in crisi.

Dammi i soldi, pagala ed è l’ultima volta, te lo giuro, la sparo in vena e ti lascio coccolare, mentre dormo, mentre viaggio, mentre addormento il mio dolore…

Dammi i soldi, dammi i soldi, ne ho bisogno, se non faccio io sto male e poi… stai male pure tu.

Se non mangio la pappetta, se non facciamo… aaam!

Prepara il semolino.

In vena!

Tutto in una volta!

Dai la pappa al tuo bambino, dai la nanna al tuo angioletto ma non lo raccontare in giro, guarda come sono bello, giovanotto giovanotto, viaggio anche grazie a te, il piatto con la neve, guarda… si vede anche l’uccellino: il bimbo l’ha mangiata tutta la pappetta, sballa perché è sazio, pagami la roba e non lo raccontare in giro… chi ti tocca se mi mettono in galera?

Paga, faccio, roba, bianca, neve, tocca, mani, laccio, vena.

… e non lo raccontare in giro!

 

(Barcollando si avvicina ad una cassa, la apre e ne tira fuori un cervello. Mangia).

 

Mamma, come è buono il tuo cervello… forse più del latte che mi hai dato.

Mangio la tua testa, donna, mamma, cara, dolce, bella.

(Gridando) Io plagio!

 

(Come prima entra il giovane che lava ed asciuga con cura l’uomo che ripone il cervello nella cassa. L’uomo cambia voce e postura, non è più bambino ma adulto).

 

 

Plagio dell’amata

 

Sono uomo di… parole.

Sono attore, imbonitore, venditore: distribuisco libri con compenso, parlo, scrivo, stampo, edito per i supermercati, per le librerie e le chiese e… parlo, invento, vendo, uccido.

Sebbene sia impotente!

Sì, ma questa è cosa che non riguarda te che devi fare figli: partorisci come fanno tutte.

Senza seme, senza seme!

Sappi che io ti amo più di ogni altra cosa ma… non certo più di me e lui, cioè io stesso, è uomo che tu non conosci.

Sai… puoi vederlo splendere, se vuoi.

Lui splende…. Io splendo come il sole e sopra ogni altra cosa e ti vergo una poesia o un semplice scritto perché tu mi cada ai piedi e mi adori come un genio.

Io sono un genio ed ho bisogno che tu lo dica.

E forte, perché solo io possa sentirlo!

Un genio! Lui che sono io…

Ti ordino di amarmi così.

Anzi, l’ordine non te lo do espressamente, sarai tu… (gridando) è lei che…

La donna, l’amante, la schiava, la puttana che non pago.

Pagano le mie parole affettate, mielate, pan di zucchero e cannella, meringhe, panna e cioccolata, uova con la sorpresa, orsacchiotti di peluche, rosa e celeste, profumo al cioccolato ed alla vaniglia… piccola donna sarai tu a chiedere alle mie parole di farti male.

Io godo se tu godi che io goda.

Lu-do-vi-ca, amore, amica, santa Giovanna io ti amo… no, mi amo e tu ti chini al tempio dove mani e musiche, dei e dee, imperatori e cristi, tutti insieme ballano pazzi la danza della morte.

In Argentina…

Perché tu morrai amando il fatto che amo nulla che non sia… io stesso.

Amore….

Splenda la mia luce nei tuoi occhi ché io, specchiato in quella stella, ti dimentico per non distrarmi dalla mia persona: niente corpo, moglie mia, niente corpo… solo danza… e musica… e parole.

Santa Giovanna che piange torturata dall’impotente quale sono io e Lu-do-vi-ca che freme se la tocco con il dito perché mi è impossibile scoparla e… moglie mia, (ironico) vedi come sono triste per averti fatto male… piange il mio senso di colpa, ride il mio senso e basta.

Distesa mi osserva vaneggiare sulla mia divinità, non chiedermi di amarti, non ne sono capace ma tu fallo.

In silenzio!

Non ti è dato parlare e pensare e sognare ed avvicinarmi e toccarmi e leccarmi: alleva i figli che partorisci!

Non starmi tra i piedi se non te lo chiedo e non russare quando dormi, non schioccare la lingua mentre mangi, non fare rumore quando passi, stai alla larga, pensa che io penso, cresco, splendo e parlo… parlo parole che sono musiche alle mie orecchie e, sebbene suonino il tuo nome… talvolta… sebbene suonino, tu non dare credito, tu… lavami, profumami, massaggiami, nutrimi, dissetami e tieni intorno tutto in ordine, pulito, lindo.

In silenzio!

Perché io abbia il tempo d’ascoltarmi… e d’adorarmi.

Ogni tuo possibile moto di ribellione ha il valore di un flebile battito d’ali: mi dici che vai via e che sei esausta ma io so che non arrivi oltre il semaforo alla fine della strada; riponi i tuoi vestiti nell’armadio, metti le tue cose a posto, io t’aspetto di là.

Avrai la tua punizione per quest’atto gratuito.

(Gridando) Schiava!

Cento frustate di parole, santa Giovanna al rogo!

Lu-do-vi-ca, cosa vuoi che io ti dica?

Se ti allontani muori, io ti tengo in vita, tu non esisti se non nelle mie parole, tu sei una mia idea, tu non ci sei se lo decido… e non ci sei mai stata se lo voglio.

Non permetterti di varcare quella soglia.

Non farlo più!

Metti a posto le tue cose, presto, non ho tempo per simili… meringhe e vaniglie e cioccolati.

Vieni a massaggiare la mia schiena, spalmami dei migliori unguenti ché questa è la tua professione.

Ora io ti dico che le tue lacrime nutrono i mostri che popolano la mia esistenza ed essi ne hanno bisogno come il pane per alimentare il rogo di santa Giovanna: le mie parole sono legna che brucia all’altare ove tu soffri inconsapevole ed io godo del tuo male tanto da cibarmene.

Mangio la tua carne, io che sono impotente nel corpo, io che sono superpotenza, l’uomo tra le bestie che copulano e che credono nel seme come io credo che le bestie credano il credo eretico della moltiplicazione nei figli: Lu-do-vi-ca, partorisci partorisci, Lu-do-vi-ca mamma, carezza il tuo bambino pensandomi in prigione quando quello mi dice… “padre” e poi prepara la pappetta rinnovando il comandamento delle bestie.

Non ti dividerò con lui e con nessuno pur chiedendoti di condividere la mia persona perché il sole splende a tutti ma non per tutti.

(Gridando) Io splendo.

 

(Si avvicina ad una cassa, tira fuori il cervello e mangia)

 

Ti amo, mi ami, mi amo, mangio per amore, per amarti santa Giovanna Lu-do-vi-ca donami solo questa parte del tuo corpo, il resto tientelo, felice d’esserti impotente, felice di succhiarti, mangio per amore, mangio per amore, per plagiarti, per plagiarti…

Io plagio!

 

(Come prima il giovane entra e procede al lavaggio)

 

 

Plagio dell’amico

 

E tu…

Fedele compagno di sbronze e d’avventure, mi testimoni l’amicizia, paghi il conto e mi stringi la mano poi la pacca sulla spalla…

Ma che bello!

Il capo della banda da bambino e tu fido militare pronto a prenderci le botte mentre dall’angolo, ben nascosto, godevo la mia scena.

Bambino ma già re!

Santa Giovanna e Lu-do-vi-ca mi portasti, volevi che la conoscessi, che onore per uno come te, tra compagni le donne non hanno proprietà, ti fidavi e me la portasti volendo che la amassi per testimoniarti amore, sono cose che si fanno, tra fratelli come noi…

Ma che fratelli, cosa ti sei messo in testa!

Caro amico, perdona questa sera, ho esagerato un po’, non l’ho presa con le molle, è che si è bevuto troppo, non penserai che è una cosa seria, si è giocato come si fa sempre… ma che fai, piangi? Lascia che ti asciughi queste lacrime d’amore… sei geloso?

Ma che storia…

Giovanna Lu-do-vi-ca è la tua santa, per carità… ed è una brava donna, è tutta colpa mia e… se può farti star tranquillo, non c’è stato quello che tu pensi.

Ma cosa vai a pensare, amico mio, fratello.

Ricordi quando… quando si giocava alla partita… da bambini… rinunciavo al goal per farlo fare a te, tu che non la mettevi mai in porta neanche su rigore… e chi pensava a te? Ricordi?

Correvi tutto il campo e venivi ad abbracciarmi… solo me e nessun altro e per questo mi prestavi le tue scarpe ed io le mie le davo a te… fratelli di sangue sino ad oggi!

Ed ora piangi.

Per santa Giovanna Lu-do-vi-ca e per la notte che non fa testo, ti assicuro: io non ricordo nulla ma, sia chiaro, mi assumo tutte le responsabilità come quando bucavamo insieme e tuo padre ti accusò: ero io che procuravo quella roba e glielo dissi… con coraggio, perché ti sono amico e non ti ho mai lasciato solo, neanche ora che hai esagerato, ne hai sparata troppa…

Ma che fai, non rispondi?

Io l’ho preparata e tu ti sei fidato, come sempre.

Non crederai che…

E poi per santa Giovanna e Lu-do-vi-ca…

La roba forse non è buona, è per questo che ora non…

Non rispondi, non respiri, non preoccuparti chiamo aiuto, (facendo finta di gridare) aiutooo!

Nessuno accorre, cosa posso fare, amico mio, non lo racconterò in giro e lei non saprà nulla… se ti salverai…

E se morrai, prenderò il tuo posto.

So che così avresti voluto, amico mio: compagno di partite, compagno di buchi e di sbronze, fedele militare, (in crescendo diventando sempre più cattivo) giovane soldatino coraggioso, mia creatura dai capelli d’angelo, bello e potente per le sante, giovane e forte, ostacolo indecente al mio splendore, io controllo ogni tuo comportamento, faccio di te quello che voglio, buchiamo insieme, dai che è l’ultima volta, poi si smette e puoi divenire padre, i figli sono figli, adesso basta, quella puttana partorisce il giorno del tuo funerale ed io prenderò il tuo posto, dai buchiamo ora e poi basta, amico mio, nemico per la pelle, bello come il sole ma incapace di splendere come lui, come me che sposo santa Giovanna e Lu-do-vi-ca con tuo figlio che diventerà mio e mi chiamerà padre e non saprà di te che giaci qui, esanime, bianco, bello, senza forze, la siringa nella vena, per la moglie che hai perso, per l’amico che ti ha ucciso, perché vince chi è impotente, perde chi si lascia controllare, perché non merita, non mangia, non plagia e muore sotto un ponte, annegato nella fogna, e spingo la tua testa per essere sicuro… e spingo, spingo, spingo per un tempo più lungo della vita, cinque minuti, di più… poi ti tiro su per i capelli, un controllo, un altro ancora, non respiri, l’ago nella vena, la fiala vicino a te, perché nessuno abbia a ridire nel giorno in cui sarò all’altare con le sante.

E con loro si ricorderà insieme quanto fedele sei stato amico mio…

Ora muori, però!

Ho bisogno della tua vita per vivere io stesso.

Così è giusto, questa è la legge del più forte: buca insieme, è roba buona, poi domani sarai padre, l’ultima volta con il tuo amico, poi non mi vedrai più, fidati di me, ricordi la partita? E lascia perdere stanotte, non è successo nulla, povera la santa e Giovanna e Lu-do-vi-ca, non abbiamo fatto altro che parlare di te…

Ma ora buca, dai presto, buca, buca, buca…

(Gridando) Muori!

Muori, amico mio, muori per causa mia, ho bisogno del tuo seme, ho bisogno delle tue sante, sarò padre pur non potendo copulare, io che so… mangiare, io che so mangiarti.

Muori, amico!

Partorisci moglie… gioisci madre per il figlio ritrovato, ora che ti ha dato il nipotino, sorridi Lu-do-vi-ca perché santa Giovanna si è sposata il giorno della tomba di questo migliore amico e peggior nemico.

Mangia, mangia, mangia…

 

(Apre la cassa e mangia il cervello.)

 

Anneghi nel ruscello e ti consegni a me, la tua testa è qualcosa di… divino!

 

(Il giovane entra e lava. L’uomo inizia una trasformazione, diviene vecchio. Molto vecchio ed in ginocchio inizia la sua confessione)

 

 

Confessione

 

Di fronte a questo tribunale… smetto di mangiare, di ingoiare, di nutrirmi e sono pronto a ricevere la morte.

E’ il tempo giusto perché ogni cosa venga messa in luce, a disposizione delle verità del tempio della vita: forse nulla mi verrà perdonato.

Io non voglio essere perdonato!

Non c’è stata buona fede, non ho attenuanti, sono capace d’intendere e volere, chiunque riconoscerebbe il dolo nei misfatti che ho compiuto.

Io stesso so di essermi nutrito delle linfe che hanno tenuto in vita chi oggi non c’è più per causa mia: quanta vita ho rubato… quanta morte ho lasciato intorno…

Tu mi chiedi un resoconto, i tuoi occhi mi scrutano e mi spogliano, ho il peso addosso, il peso della tua curiosità.

Vuoi che ti racconti la mia vita… (ridendo) ma che vita è stata questa!

Certo, tu sostieni che potrebbe essercene un’altra… una santa vita, (ironico) una santa vita per il novello santo, santo e marito di sante martiri che magicamente o per volontà divina tornano a danzare il balletto della vita…

Ma mi ci vedi?

Io… io che…

(Citando) Dal resoconto è possibile nascere diversi!

Guarda guarda…

E magari, perché no, tornare da mia madre o dall’amico, tornare da loro guarito dall’impotenza e dalla fame di cervello!

Fatica sprecata…

La mia ossessiva volontà di divorare è più forte di qualsiasi tentativo di cura, non c’è scienza più perfetta del destino che mi spetta: tutto è scritto, tutto è scritto.

Ma… perché non risulti il fatto che io mi sia ostinato a tacere di fronte a chi premunisce futuri diversi, io… manifesto la volontà di collaborare con codesta scienza piena di speranza, tendo la mano a chi mi offre la sua e, sia chiaro, con assoluta onestà sono pronto a collaborare riferendo tutto quello che mi riguarda.

Ebbene… mi chiedi della notte…

Non ricordo quando, di certo non molto tempo fa, sedevo sulle scale di una chiesa, di fronte al portone principale dove di solito usano raccogliersi i mendicanti.

Avevo da poco… (ridendo) rinunciato a Satana. Sì, avevo da poco ricevuto il sacramento della cresima disegnando sul cuore una croce con l’acqua santa.

Ora sedevo lì, dove ti ho detto, e distratto osservavo il mercato nella piazza circolare: davanti agli occhi, banchi di ogni tipo, attrezzi per l’agricoltura, cianfrusaglie…

E tanta gente. Tanta gente.

Gente stranamente silenziosa tra quei banchi.

Io seduto al bordo della piazza. Non molto tempo fa. Di notte, proprio come un sogno. Anzi, un sogno per davvero.

D’improvviso lei!

Ma chi era?

Non ricordo bene… o forse sì… un giacchino rosa… in pelle scamosciata… e tanti denti bianchi, un sorriso, tanto movimento.

Io non la conosco.

Forse sì.

Il sorriso diviene presto riso sfrenato, fragoroso… un frastuono infernale che mette a dura prova le mie orecchie… si avvicina, ho paura… fa per baciarmi, ho paura, m’alzo, via di corsa tra i banchi del mercato perché quel ridere mi giunga sempre più lontano.

Nessuno si scosta e per questo diverse cose cadono a terra scatenando l’ira dei mercanti e che strano il riconoscere, tra quei volti infervorati, amici e fratelli, corpi invecchiati e scarnificati, facce distrutte dalla malattia e dal dolore, direi, esseri appena riesumati… e ne riconosco alcuni… che impressione!

Ho paura, ora i mostri vengono verso di me… cado a terra tra verdure, uova rotte, sacchi di farina.

Sono presto parte dell’impasto, incollato nella poltiglia, ogni movimento mi è precluso, quei volti sopra… minacciosi, sanguinanti, preannunciano vendetta… chiudo gli occhi, ho paura, vorrei essere svegliato, è un sogno ma non ne sono poi così sicuro… e se fosse tutto vero?

Aiuto, ho paura, aiuto…

Un lampo, un tuono.

Improvvisamente piove.

Queste persone si guardano tra loro e si allontanano, dapprima lentamente poi accelerando il passo e presto sono tutti rintanati in casa, nei negozi, sotto i portici.

La piazza è vuota, io al centro, prigioniero della poltiglia.

La pioggia scioglie l’intruglio che mi tiene fermo: sono libero.

La piazza. La chiesa. I banchi rovesciati.

E’ silenzio tutt’ intorno eccezion fatta per lo scrosciare della pioggia che presto si porta via tutto.

Anche la mia paura.

Pace. Pulizia.

(Sorridendo) Fine della puntata!

Ora vuoi dirmi tante cose, vuoi leggere i segni e poi tradurli in significati verosimili e poi proporre cure e soluzioni e poi e poi…

Ma guardami!

Perché ti sforzi così tanto?

Guarda come sono vecchio…

Io sono incapace di mettere riparo alle cose, sono incapace di vomitare alla vita quelli che ho ingoiato fino a sazietà, non ho intenzione di rivisitare nulla io… io…

(Pacato) Io, per questo, penso di meritare la morte. Il massimo della pena. La sedia elettrica, il gas letale, il cappio al collo… ora, qui tra queste casse piene di cervelli, in questo strazio che è stata la mia vita!

La vedi la mia vita?

L’ hai davanti agli occhi: macerie, nient’altro che macerie e nulla può essere ricostruito, nonostante la tua magnanimità, il tuo piglio di scienziato, la tua commovente ostinazione.

(Gridando) Allora, hai capito chi hai davanti?

Io, se volessi, potrei mangiarti il cervello e poi… e poi…

Ma sono stanco. Sono vecchio. Sono sazio della vita. Ne ho fatto indigestione. Ora basta. Lascia perdere, non ho più forza per lottare.

 

(L’uomo apre le casse e libera i cervelli)

 

(Gridando) Andate via, andate via una volta per tutte, via, via…

Volate verso quello che saprà carezzarvi le ali, andate, andate, voi che siete… voi che siete… (infuriato)voi che siete i miei mostri, i corpi sanguinanti e scarnificati, voi che avete distrutto la mia vita, voi che siete la mia follia, i miei pensieri di morte.

Ora è il deserto.

Il deserto senza sole e senza sabbia, il vento che soffia gelido sulle macerie sollevando nuvole di polvere fetida, il silenzio assordante, niente sangue, niente corpi…

Ho paura.

La chiesa è vuota, la piazza è vuota, il vuoto intorno.

La mia vita.

Niente.

Andate via, siete liberi di fare, di esistere, sciolgo le catene, niente più prigioni.

Io confesso!

Confesso, confesso, confesso!

Confesso d’essere stato… crudele.

E assassino, impotente, autore di stupri, infanticida e matricida, ho conficcato il coltello nelle carni rosee dei bambini, ho scarnificato, estratto denti, enucleato occhi, amputato arti nel sangue di cui mi sono nutrito, nei cervelli che ho ingoiato, di mogli, amanti, amici, figli: io sono il male onnipotente e impotente dell’umanità intera, peste contagiosa, ordigno nucleare, acido muriatico, zolfo che brucia e sterco!

Io sono stato espulso dall’intestino del diavolo in persona, sono uomo fetido e puzzolente, uomo insonne e sempre all’opera, il mostro dell’affabulazione, della manipolazione, io laboratorio di mutazioni organiche, io spettro per chi mi presta attenzione e riceve in cambio quest’alito marcito per il cuore andato a male.

Io ho plagiato!

Ho plagiato e mangiato per divenire sole e poi risplendere sazio.

Ed ora guarda il risultato…

Vecchio, piango il mio immane fallimento.

Siedo sull’inferno della mia vita che è stata aspettando il giorno della pioggia.

E’ per questo che considero inutile la tua possibilità di aiuto… perché è inutile che io divenga diverso, perché santa Giovanna e Lu-do-vi-ca ed il figlio che non è mio non riavranno mai ciò che è stato tolto e come loro la folta schiera di anime che sono divenute carne scarnificata ed insanguinata, annegata nel succo acido della mia digestione.

Non c’è futuro per chi lo ha negato agli altri per professione: non è giusto nonostante quelli come te e nonostante confessioni e pentimenti.

Sono così vecchio!

E stanco per guarire dalla malattia.

Che la folla dei fantasmi abbia pietà di questo vecchio!

Che le sante e i figli e chi mi ha amato senza chiedere nulla, abbiano la forza di dimenticarmi!

L’acqua spazzerà via il mercato ed i tavoli pieni di cose, la pioggia porterà pulizia e tutto tornerà candido come è giusto che sia.

Attenderò che piova finalmente…

 

(Si siede lentamente. Buio.Rumori di tuoni. Piove.)

 

 

 

Fine

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