Il corpo
Invaso
Lorenzo Marvelli
(dal tubo in cavità all'invasione delle vie biliari, passando per Barroughs...)
Epilogo. Verso il corpo senz'organi
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Il tubo in cavità.
Il tubo
gastroscopio scivola ben lubrificato nel lume dell’esofago: è tutto rosso
intorno ché l’elicobatterio ha disseminato mine antiuomo senza parsimonia
facendo del tubo un campo minato. |
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Chi lo ha
fatto ci ha lasciato una gamba ed ora si aggira fortunato-in-protesi, uomo
biomeccanico e cibernetico, mutato e privato dell’organo nel canale
esofageo. Alcuni tentativi, accenni di vomito conato, bloccano il tubo gastroscopio per un attimo poi, quando il buon respiro mette quiete nello stomaco, ecco che lo strumento riprende il suo tragitto come serpente strisciante nel contesto peristaltico di quest’apparato digerente appena all’inizio e già così infestato di mine antiuomo ed elicobbateriche antibiotico-resistenti. |
introduce il
gastrotubo nell’organo cavo per antonomasia.
Ed è gran festa!
Nello stomaco.
Tutti dicono: “Viva la gastrofesta!”
Erano ormai anni che nessuno si faceva vedere da queste parti: tutto buio e
triste, acidopepsina sulle pareti a tutto tondo, silenzio e talvolta un
borborigmo per livelli aerei ed idroaerei che cessano improvvisamente con uno
svuotamento peristaltico per cui il Gastro si rovescia su se stesso facendo
l’interno dell’esterno e viceversa senza tuttavia mutar granché nel sacco
peritoneale che avvolge con così tanta luccicanza.
Ecco il tubo gastroscopio, il faro che questo monta in testa, il fascio della
luce che, ove illumina, scalda per la gioia dei villi intestinali che, seppur
lontani dalla rivelazione, s’agitano come spighe al vento, come plancton
sottomarino, come veli di sposa.
C’è un gran fermento nella cavità e, come un dragone cinese azionato da cento
uomini, volteggia il gastrotubo, disegna parabole, si spinge verso l’alto e poi
precipita, sta fermo per un attimo ma presto volta e parte come un toro
impazzito dalla rabbia, ora qua, ora là, facendo aria e luce, un rumore tondo e
sordo nel quale è possibile riconoscere l’eco dell’applauso: mille anatomie
cellulari che per la casuale mitosi, qui si sono ritrovate loro malgrado, ora
ringraziano il destino e strappano finalmente le pareti riversando dappertutto
citoplasma: “Evviva!”, gridano corpuscoli
rotolanti sulle pareti del grande Gastro, “Viva la gastrofesta!”,
ciarlano ribosomi, vacuoli e mitocondri scivolando nel marasma citoplasmatico.
Dieci minuti di follia generale poi il tubo, ormai povero di lubrificante, pensa
d’andar via.
Come il serpente strisciante, aziona l’onda contraria che da come risultato il
moto inverso e prima di passare in galleria, proprio quando appare all’orizzonte
Cardiàs sotto garitta, il tubo estrae una grossa pinza e, prima che nessuno se
ne accorga, taglia di netto un pezzo di materia per il laboratorio.
Il corpo organizzato è studiato e curato perché non marcisca sotto l’azione del
tempo ed il gastro non fa eccezione nonostante il suo aspetto così cavo ed
aperto ad ogni tentativo di contatto con l’esterno: neanche lo stomaco di
passaggio tiene lontana l’invasione degli Apparati Strumentali, risultando così,
il corpo, sempre in balia dei tubi-serpenti-striscianti che prima fanno credere
chissà cosa e poi…
E se questo non basta perché voi principiate a convincervi del fatto che il
corpo è perennemente sottopressione e che la manipolazione della carne umana è
l’esercizio preferito di chi comanda, ora proverò a dirvi dell’Epa che, pur non
essendo cavo, è comunque sistemato nella luccicanza peritoneale ove tutto è
ovattato e calma piatta tanto da credere che, ed invece…
Il fegato
cirrotico e stanco, siede nella sua loggia in attesa di togliere il disturbo.
Bande di connettivo lasso sconvolgono la normale architettura ed un tanfo
insopportabile rende inavvicinabili i poveri epatociti, una volta veri e propri
laboratori di armi di distruzione di massa, oggi dissidenti al confino,
scienziati aterosclerotici e incapaci, algebre impazzite, pile alcaline
scariche, barriere inconsapevoli al deflusso della bile che così diviene
reflusso pestilenziale finalmente raccolto in formazioni sacciformi radiopache e
iperdense dal colore verde smeraldo nauseabondo.
Poveri scienziati!
Questo è quello che spetta a chi ha passato la vita intera a brigare, a
trasformare in legami covalenti l’ alcol in formaldeide e glucosio in quantità
esagerata che poi in ultima analisi, come dice il dottor Krebbs, di lipidi si
tratta, ergo, grasso!
Grasso nel sangue e colesterolo che poi fa ictus ed infarto del miocardio in
barba agli ipolipemizzanti che sono una gran fregatura: “La dieta ipocalorica ed
iposodica è l’unica cosa!” ma chi glielo va a dire alle multinazionali del
colesterolo che finanziano gli epatociti sin da piccoli perché
trasformino-trasformino-trasformino sino a dichiararsi esausti e puzzolenti con
gran reflusso di bile verde e gialla.
Questi lobi epatici sono una gran rottura!
Soprattutto quando, non più giovani, perdono la capacità d’essere trapassati da
vasi d’ogni tipo che tutti conosciamo come il “Circolo Portale Artico” ed allora
questi tubi pieni di sangue rosso-disossigenato, si inginocchiano e divengono
turbolenti, “Ipertensione, ipertensione portale!”, sino alle varici esofagee che
nella peggiore delle ipotesi, esplodono in un grande sbotto di sangue e poi a
seguire una infinità di spruzzi ematici che dipingono pareti circostanti e
poveri passanti.
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Ma questo
non è niente in confronto al rovesciamento improvviso della bile nel
flusso sanguigno con il risultato che il colorito corporeo si fa
d’improvviso giallo-verdognolo fosforescente facendo del corpo in esame un
s-oggetto non identificato luminescente e visibile di notte.E che dire poi
del K-deficit vitaminico che è fattore di coagulazione?
Il corpo impiagato perde sangue senza sosta dalle più piccole soluzioni di continuo per cui s’interviene con bendaggi compressivi ed acqua ossigenata o perossido d’idrogeno dalle magiche proprietà emostatiche e rinfrescanti. Il corpo così fasciato è irriconoscibile a se stesso e perde il nome e l’identità tanto che a qualcuno verrebbe a dire che la malattia è sinonimo di libertà. |
E questo è
suffragato dal fatto che il Potere della Scienza che è contro ogni possibile
accenno di libertà, interviene immediatamente ad impedire questo superamento
d’identità del corpo bendato e procede all’assalto dell’epa con ogni mezzo
penetrando dal coledoco per le vie biliari fino al connettivo lasso a sparare
liquidi iodati che s’espandono a raggiera rendendo possibile il passaggio dei
raggi-X e gamma nonostante la convenzione internazionale che prevede la
distruzione delle armi nucleari, chimiche e batteriologice.
Questi scienziati vogliono salvare a tutti i costi il fegato invecchiato perché
sanno che un corpo da esso liberato, diviene un tantino più libero, direi
leggero, vuoto, disponibile ad essere attraversato da chiunque senza che venga
percepita puzza alcuna.
Un fegato morente è il più grande anelito alla libertà.
Tutti a tavola
Sul tavolo giace il corpo
incosciente per il curaro e la ketamina, il volto mascherato ed intubato per il
gas nervino ed anidride ed ossigeno in bombole a pompare macchine e polmoni,
ingranaggi di metallo, artifici matematici, elettroniche algebriche: è il
trionfo della scienza operatoria e dei padroni del sonno e della veglia, dei
meccanici dentisti, taglialegna, seghe elettriche, martelli pneumatici, il
sibilo bruciato del bisturi elettrico sulla pelle rossa disinfettata dallo
sporicida PH basico, la breccia operatoria, cinque, dieci centimetri, un vero e
proprio squarcio, la porta del caveau umano, la cattedrale della Natura; puzzo
di carne morta e bruciata, cauterizzazione capillare per evitare il
sanguinamento eccessivo, il bisturi è anche un ferro infuocato disinfettante e
quando è all’azione solleva fumo e cenere tutto intorno.
S’apre il portale della chiesa: “Meraviglia, meraviglia del creato!”
La navata centrale grigio intestino è un groviglio di tubi intrecciati nei quali
è possibile farsi spazio senza creare danno alle impalcature intorno che sono
come affreschi sulla volta peritoneale, i reni nelle logge, il rilievo splenico,
poco distante la fonte insulinica, il grande gastro davanti l’abside come un
altare sul presbiterio digerente acido e pepsinico a contatto, per il coledoco
transetto di sinistra, con l’epa cirrotico e pestilenziale, la cripta corporea e
luogo di sepoltura biliare.
Vien voglia di segnarsi con le mani piene di guanti giunte sino a qui con
l’intento di organizzare un po’ il gran groviglio digerente avvolto in
luccicanza peritoneale ma c’è così poco tempo per le ingegnerie operatorie e poi
c’è l’anestesia e l’emivita farmacologia con il cronometro puntato sull’ora
della veglia e della comparsa del dolore: “Fate presto, fate preso, passateci le
pinze!”
Queste pinze lanzichenecchie fanno irruzione nel tempio corporeo e bruciano,
strappano, squarciano, asportano, aspirano, attaccano, cuciono protesi, lasciano
tubi aspiranti, sciacquano e lavano per bene il peritoneo luccicante e appena
appena trasparente: il tubo digerente asportato dalla cavità, è adagiato con
cura in petto, dentro è un gran vuoto e lo stomaco tende a precipitare
sull’impianto diaframmatico ma la sapiente mano chirurga, con un moto brusco, lo
ricaccia di dove era venuto e con lui, il sistema dei collegamenti viari con i
pianeti della costellazione digerente, Pancreàs, Epa, Ex-ofago, Spleen, tutte
stazioni-laboratorio ove la sostanza cambia forma con l’intento proteico,
glucidico e lipidico mentre è un gran passare di tir-carrier-vitaminici alla
guida dei quali siedono infaticabili auto-trasportatori che bevono whisky per
rimanere svegli di notte ad ascoltare canzoni e sesso alla radio ed a
strombazzare alle puttane fingendo di investirle.
Sul retro, come due containers, stanno i reni nelle loro logge, collegati ad un
sistema fognario di acque bianche che, insieme al velo peritoneale, danno quella
luccicanza che permette a noi tutti di vedere.
Le acque poi, raccolte in una cisterna trasparente, raggiungono un livello
accettabile prima dell’esondazione che avviene per apertura della diga
sfinterica ed innervata elettricamente con circuiti a fibre ottiche organizzati
in fasci che raggiungono il Cervello Centrale.
Potenza del software corporeo!
Questo sistema fognario è garante dell’equilibrio acido-basico per la
sufficienza dei reni, unico e vero filtro dell’intera architettura umana,
addirittura replicabili in chiave artificiale in un processo che porta il nome
di Seduta Emodialitica per corpi con reni dis-organizzati in cortocircuito.
Le mani guantate, fatto il largo necessario, vanno
verso lo zenit della sfera celeste con la speranza d’asportare il cancro
tumefatto, responsabile del Gran Disordine Digerente e cortocircuito che di così
tanto connettivo ha infettato il fegato ormai definitivamente impazzito e
distributore di bile dappertutto.
La sorpresa è che il cancro ha messo le radici, ha invaso tessuti in ogni parte,
ha mangiato organi ed apparati, ha dis-organizzato il corpo.
Non resta, per le mani, che chiudere al più presto sedendo finalmente, al tavolo
degli sconfitti.
E così è con una gran bella cucitura sulla pancia, un punto a croce sul corpo
invincibile e
Il polmone
artificiale
Il corpo è nel
tubo respirante, contenitore cilindrico per flussi di ossigeno ed anidridi
carboniche, pareti trasparenti che lasciano in bella vista le membra esangui ivi
contenute.
Un tonfo e poi un altro per un atto respiratorio, una coppia d’aria per la vita,
entra ed esce, tunf tunf, la spia illumina l’avvenuto funzionamento dell’atto,
venti per minuto primo, il corpo supino e devastato dalla macchina elettrica,
dal suo rumore, dai suoi continui vuoti d’aria che sembrano succhiare organi e
sangue.
Un libro come unica distrazione, un libro sistemato di rovescio sulla parete in
plexiglas, storie di uomini e di macchine, cyborg dagli arti meccanici, androidi
e pompe, ingranaggi, pace-maker e denti di porcellana per il corpo esangue e
supino ora lettore ammazzatempo per non morire di noia: “Gira la pagina che ho
terminato, gira!”
Pagina centoventi sul polmone artificiale respirante e succhia-organi, la storia
è al momento cruciale, verrebbe il fiatone se non fosse la macchina a comandare,
il cyborg accetta di morire per salvare l’intera umanità, il cyborg si fa uomo
per salvare tutti gli uomini, il cyborg rinuncia al suo potere immortale e firma
la sua condanna a morte.
Il corpo respirato dal polmone artificiale, piange dalla commozione per il
cyborg e la sua storia: “Togli il libro strappalacrime!”
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Il corpo e
la sua macchina, il corpo e la sua vita ma che vita è questa? Per tenere prigioniero il cancro infiltrato, per alleggerire le bande di connettivo lasso all’assalto dell’architettura dell’epa, la scienza inventa il polmone artificiale che assumendosi la responsabilità degli scambi gassosi, rallenta l’invasione della malattia e la degenerazione organica mantenendo in vita chi sarebbe morto già da un pezzo. |
l’atmosfera, come
un’automobile allo schianto con un camion a rimorchio.
Altro pensiero: fase uno e
smaterializzazione corporea con fuga dalla navicella, interno-esterno; fase due
e inglobare all’interno del corpo la macchina respirante e farne un organo come
il fegato così da renderla vulnerabile all’assalto del tumore radicale che
infesta e infetta tutto ciò che si trova tra i piedi.
Disintegrazione navicellulare!
Il polmone artificiale ammala di cirrosi e nei suoi tubi metallici scorre
puzzolente la bile senza sfogo, ristagna, solidifica in calcoli di bilirubina
che poi trasmigrano nei sistemi fognari di acque bianche che divengono verdi
dalla bile ed inquinano sorgenti d’acque minerali lassative ed iposodiche,
digestive e “buoneperlapelle”.
Allo stato non esistono altri pensieri corporei oltre a Pensiero 1 e Pensiero 2
appena illustrati.
In barba ai pensieri, la realtà tenta l’organizzazione artificiale che è il
massimo dell’invasione corporea da parte di agenti esterni e prepotenti.
Il corpo
dis-organizzato è Santo perché, perdendo ogni tentativo revisionista che lo
riguardi, produce con il suo martirio il senso della libertà ed invita le
coscienze che assistono a questo Tribunale della Scientifica Inquisizione, a
spogliarsi di tutti i tessuti e gli apparati nel frattempo cariati e fradici
all’azione del tempo nonostante l’Invasione Mediatica voglia farci credere alle
stupide illazioni quali “prevenire è meglio che curare” o “grasso è bello” e
amenità di questo genere perché, da che mondo è mondo, il corpo invecchiato si
prepara a catturare tutta l’innocenza che gli deriverà dalla liberazione dagli
organi e non c’è individuo più crudele ed integrato nel sistema, del bambino
infante che, proprio perché ha una spiccata attitudine alla proliferazione
cellulare ed alla crescita organica, è quanto di più schiavo possa esistere
sulla faccia della terra.
Ma l’Invasione Mediatica fa dei pedofili, assassini patentati, quando invece
potrebbero essere definiti partigiani perché auspicano la cessazione della
proliferazione tissutale.
Forse San Sebastiano può essere accusato di tutto questo?
Certo la sua posizione ci induce a sospettarlo ma è così difficile dichiararsi
non influenzabili dalla illusoria Invasione Mediatica!
San Sebastiano nacque in Gallia con il corpo corpo dis-organizzato e Santo
perché aveva genitori nobili e fu Ufficiale delle Guardie Imperiali perdendo
ogni tentativo revisionista che a Roma, sotto Diocleziano, produsse
il suo martirio.
La sua fede cristiana venne subito scoperta grazie al senso della libertà che
invitava ai tentativi di proteggere i compagni e le coscienze che assistono a
questo per fede e per convertire. Ma Diocleziano e il Tribunale della
Scientifica Inquisizione, gli ordinarono di spogliarsi e quindi fu legato con
tutti i tessuti ad un albero e
fu colpito a morte con le frecce.
Gli arceri all’azione del tempo, nonostante l’Invasione Mediatica romana,
eseguirono gli ordini e Sebastiano vuol farci credere a quelle stupide illazioni
e per questo, fu lasciato come morto.
Il corpo bambino infante che, proprio perché
venne riverentemente sepolto, restò per sempre nelle catacombe con una
spiccata attitudine alla proliferazione cellulare della Romana Chiesa.
L'eroica figura di San Sebastiano e la sua crescita organica, il suo viso
esultante che guarda trionfalmente verso il cielo come se stesse già aspettando
la ricompensa Cristiana poiché sopravvisse a questo tormento e ne guarì, si
libra e le seguenti generazioni di Cristiani invocavano il suo intervento contro
la peste, associata, nell'immaginario, alle frecce della malattia che piovevano
dal cielo.
Quella stessa notte, Sant'Irene si recò sul luogo del martirio in compagnia di
altre donne, nell'intenzione di rimuovere il corpo del martire ma, con sua
sorpresa, lo trovò ancora vivo.
Dopo la guarigione, Sebastiano continuò coraggiosamente nella sua opera
cristiana e l'infuriato imperatore ordinò che fosse bastonato a morte. Il corpo
venne riverentemente sepolto nelle catacombe di Roma: eroica trasformazione
metabolica.
Il suo principale compito è comunque produrre la bile, un liquido determinante
durante i processi digestivi. Ha poi la funzione di elaborare le sostanze
assorbite dall’intestino, che gli arrivano attraverso la vena porta, per
restituirle nuovamente al sangue.
Omaggio a Barroughs,
principe dei martiri
San Sebastiano nacque in Gallia da genitori nobili. Fu Ufficiale delle Guardie
Imperiali a Roma e sostenne davanti al Tribunale dell’Inquisizione che il fegato
è un vero e proprio laboratorio chimico calcolando che al suo interno avvengono
circa 500 diverse operazioni in quattro sezioni: il lobo destro, il lobo
sinistro, il lobo quadrato e il lobo caudato. I primi due sono attraversati da
un legamento falciforme, una membrana sierosa attraverso la quale passano i
nervi e i vasi sanguigni a esso destinati, come l’arteria epatica e la vena
porta.La struttura interna del fegato è lobulare, ovvero costituita da ulteriori
suddivisioni tutte uguali e con simili funzioni. Ma l’Invasione Mediatica fa dei
pedofili, assassini patentati, quando invece potrebbero essere definiti
partigiani perché auspicano la cessazione della proliferazione tissutale. Forse
San Sebastiano può essere accusato di tutto questo?
Il corpo dis-organizzato è Santo perché, perdendo ogni tentativo revisionista
che lo riguardi, produce con il suo martirio il senso della libertà ed invita le
coscienze che assistono a questo Tribunale della Scientifica Inquisizione, a
spogliarsi di tutti i tessuti e gli apparati nel frattempo cariati e fradici
all’azione del tempo nonostante l’Invasione Mediatica voglia farci credere alle
stupide illazioni quali “prevenire è meglio che curare” o “grasso è bello” e
amenità di questo genere perché, da che mondo è mondo, il corpo invecchiato si
prepara a catturare tutta l’innocenza che gli deriverà dalla liberazione dagli
organi e non c’è individuo più crudele ed integrato dell’Imperatore Diocleziano
e la sua santa Irene.
Dopo la guarigione, che gli deriverà dalla liberazione, Sebastiano continuò
coraggiosamente nella sua opera-organi e non c’è individuo più cristiano e
l'infuriato dell’imperatore Diocleziano come quando ordinò che, crudele ed
integrato nel sistema, fosse bastonato a morte.
Il corpo bambino infante venne riverentemente sepolto nelle catacombe di una
spiccata attitudine alla proliferazione cellulare Roma. L'eroica figura di San
Sebastiano e la sua crescita organica resistono strenuamente all’organizzazione
artificiale che è il massimo dell’invasione corporea da parte di agenti esterni
e prepotenti per proteggere i compagni e le coscienze che assistono a questo
atto di fede e conversione. Diocleziano Tribunale della Scientifica
Inquisizione, ordinò che San Sebastiano fosse legato, di tutti i tessuti e gli
apparati, ad un albero e colpito nel corpo, nel frattempo cariato e fradicio,
con le frecce. Gli arcieri all’azione del tempo nonostante l’Invasione Mediatica,
eseguirono gli ordini e Sebastiano fu lasciato come morto. Quella stessa notte,
Sant'Irene si recò sul luogo del martirio in compagnia di altre donne
nell'intenzione di rimuovere il corpo invecchiato del martire. Con sua sorpresa
non lo trovò.
Il corpo
invaso evaso di prigione si appropria indebitamente di una macchina grigia
metallizzata di marca Porche del tipo 911GT turbo, 3200 centimetri cubici e
420 cavalli di smisurata potenza.
Dopo aver
iniettato con forza il gas nei circuiti valvolari grazie ad una ipertrofica
pompa cardiaca, il bolide fa la rotatoria e si immette in un senso vietato
che però è la strada più breve verso il cavalcavia che va dritto in
autostrada.
La
impressionante velocità apre una breccia nella strada trafficata senza che
il pedale dei freni a disco autoventilati ed impasticcati di ceramica
finissima, venga preso in minima considerazione.
La pressione
sanguigna schizza sopra i 220 di massima quando le 24 valvole montate in
testa all’albero a camme, azionano l’aspirazione del gas e preparano lo
scoppio: la trazione è tutta anteriore, i muscoli in tensione massima sulle
braccia, sulle gambe, sui giunti cardanici, sui semiassi e la frizione.
Acido lattico
e piombo, per il collettore, subiscono il filtro catalizzante prima di
essere sfacciatamente smarmittati per strada, in faccia agli ignari
spettatori di questa stranissima gara di velocità ad un solo concorrente.
Le pulsazioni
cardiache raggiungono la quota di 180 alla prima curva, tanto è il lavoro
che la pompa ad iniezione deve effettuare per consentire il folle moto a
cilindri, deltoidi, pistoni e quadricipiti femorali in corsa su di un lungo
falsopiano, al termine del quale, è una curva ove la segnaletica consiglia
una velocità non superiore ai 100 km orari ed in barba alla quale, il bolide
GT lanciato, risponde con un 300 secco sul tachimetro pari a 6000 giri
dell’intero corpo-motore.
“Centro!”
Lo
spinterogeno, attraverso i suoi mille collegamenti nervosi, invia
informazioni neuro-elettriche perché la macchina mantenga la prestazione ed
il cervello realizzi un unico pensiero: correre!
In prossimità
della curva, l’albero di trasmissione con le sue fibre tendinee e le rotule
ingrassate dai liquidi sinoviali, impone al differenziale una diversa
distribuzione del moto sulle gomme prive di battistrada che effettivamente
rispondono al comando ma non sino ad impedire un impressionante testacoda
sull’asfalto bagnato dalla pioggia.
Ora il
corpo-macchina effettua disgraziatamente una serie di capriole e
ribaltamenti mettendo a dura prova lo scheletro ed il telaio; il GT 911
Turbo colpisce il guard-rail ora a destra ora a sinistra, terminando la sua
danza di morte, completamente rovesciato, al centro dell’altra corsia di
marcia.
Sulla strada
scorre il film dell’incidente: tubi metallici e vasi sanguigni di grosso
calibro completamente scoperti, circuiti d’ogni tipo, calotte e scatola
cranica frantumata e decervellata, il ritmico battito delle palpebre in
sintonia con le spazzole azionate del tergicristallo, il ventre aperto sul
serbatoio, carrozzerie varie, ossa fratturate, tappezzerie e vestiti a
brandelli, tanto sangue, tanto carburante intorno.
Organi e motori, carni e
metalli a terra sull’asfalto rendono libero il GT-corpo di riprendere la sua
corsa invisibile verso nuovi circuiti autostradali ove le curve non hanno
segnaletica e soprattutto non c’è limitazione di velocità.
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Epilogo. Verso la salmificazione corporea
Il risultato è un corpomacchina dis-organizzato a terra, inerme, in bella vista nel taglio netto addominale, il caveau svuotato, rapinato.
Le indagini accerteranno se ci sono colpevoli: il corpo così proiettato in autostrada verso sicura morte ha evitato i controlli ospedalieri, il casello autostradale, le telecamere autovelox e tutti i marchingegni deputati alle misurazioni, individuazioni, posizionamenti corporei.
“E’ intollerabile che si possa venir via senza che nessuno se ne accorga!”
Per tornare al corpomacchina defunto a terra, va segnalata la presenza in zona di operatori della morte deputati all’igiene mortuaria che prevede la rimozione cadaverica, la sua pulizia, il riempimento degli spazi organici lasciati vuoti dall’incidente, la vestizione con abiti di lusso, la definitiva ricomposizione del corposalma nella bara.
Per la precisione, tali operatori trasformano il corpomacchina in corposalma perché sia accettabile dai parenti piangenti che, pur rim-piangendolo morto, lo penserebbero vivo ed in perfetta pulizia.
I corpi in matrimonio hanno lo stesso vestito dei corpi in bara funebre.
Lavaggio del corpo dilaniato.
Il corpomacchina raccolto dalla strada viene trasportato con accortezza nella sala deputata al lavaggio corporeo.
Il corpodilaniato viene adagiato su un tavolo marmoreo di colore grigio e di facile pulizia.
Questo corpo-non-ancora-salma, viene denudato definitivamente di tutti quei brandelli di abito che hanno resistito alle fiamme ad all’azione dilaniante dell’asfalto autostradale quindi ha inizio sulle carni esangui, il getto energico della pompa idropulitrice: in pochi minuti il rossosangue della disgrazia scivola a terra diretto allo scarico fognario e da qui, verso i fondi agricoli di periferia.
Ora la luccicanza grigioazzurra delle carni esangui è la soddisfazione degli operatori funerari che si guardano ammiccando, scrollano i pesanti grembiuli di gomma da eventuali rimanenze organiche e si preparano ad asciugare.
Sistemazione corporea: verso la salma
Con lenzuola bianco candide, gli uomini tamponano il corporipulito (=verso la salmificazione) con delicatezza tipica di un saper fare antico: l’evoluzione del movimento a tampone è cranio-caudale, ovvero, testapiedi, dai luoghi che furono sede di nobili parenchimi, a luoghi più umili come il pube, i genitali, le natiche ed il perineo con particolare attenzione anale, poi alle ginocchia, ai piedi e alle dita; è previsto anche il taglio delle unghia, il taglio della barba e dei capelli su richiesta esplicita (=consenso) dei familiari più stretti.
Così ringiovanito e depurato, questo corpo ormai diretto verso una giusta e completa salmificazione, viene vestito anche degli indumenti più intimi come mutande, calzini e canottiera. Qualora la carenza di organi impedisse la perfetta aderenza degli abiti, ecco che l’operatore funerario può optare per la pratica del riempimento corporeo che consiste nell’infilare nella cavità addominale disorganizzata, una giusta quantità di garze o cotone idrofilo e pezze di risulta in modo da dare tono e vigore tissutale. L’operazione può comprendere anche il riempimento della teca cranica compresi i bulbi oculari enucleati dall’incidente autostradale.
La salma definitiva: il corposalma
Per buona pace di tutti ed in particolar modo del corporisultante, questo corpo così mutato di genere e senso, viene finalmente decretato SALMA e diviene oggetto di certificazione mortuaria a tutti gli effetti in modo tale che, così dichiarato effettivamente morto, il cadavere può partecipare al suo funerale, gelosamente custodito nella bara che verrà sotterrata o murata per l’eternità.
Ci sono corpi in vita che chiedono la cremazione in caso di morte o la donazione degli organi.
Questo non è il caso di un corpo invaso in vita a tal punto da avere in odio ogni possibile contatto sulla pelle di mani altrui.
Accade allora che il nostro Corpo Invaso in fuga autostradale ed incidentato mortalmente, accetta d’essere murato avendo nel frattempo tratto in salvo gli organi e lasciando quindi solo ed unicamente una salma di sé peraltro tangibile solo nella fotografia a mezzo busto posta a proprio ricordo sulla lapide.