Girotondo a tre spot e prologhi
Prologo in versi (Narciso)
Sono una donna col burka
sono un cruise spuntato
una jiahd mancata
un crociato venduto al nemico.
Sono sotto le bombe
A cavallo d’un missile
nel fodero di una scimitarra
nell’ oro della contraerei.
Potrei esplodere
potrei esplodermi
potrei guerreggiare
uccidendo tutti i piccoli… io
sparsi nel mondo.
Ho visto un Budda deflagrare
Ho visto due torri crollare.
Il buio alla sola luce d’un pianto
SPOT 1
Nel tempo della paura (Fiorella)
Nel tempo della paura senti gridare i bambini per strada, li vedi correre trafelati alla ricerca di un luogo, un angolo, un anfratto, un buco ove placare il terrore che monta, che si sostanzia via via, che si colora di buio, d’angoscia, di ghiaccio.
Poveri bambini...
Nel tempo della paura si svuotano gli scranni e vedi il giudice, sfilata la toga, lasciarsi alle spalle il tribunale, vedi l’avvocato calpestare il cliente ammanettato mentre in fretta guadagna l’uscita, vedi la timida dattilografa nascondersi sotto la scrivania, vedi la gente salire sulle panche di legno e da lì gridare a gran voce indicando una finestra, una porta.
Povera giustizia…
Il rischio è l'impopolarità ed un concerto di fischi telematici.
In tempo di guerre leggo ed apprendo di continui spostamenti per quella che fu la via della seta e che oggi è la via della droga; leggo di viaggi a Damasco, Gerusalemme, Baghdad, Kabul, Istambul, leggo di avvincenti resoconti che fanno un po' il verso a quella epopea letteraria di ammiragli e caravelle, Capo di Buona Speranza e Gulliver.
Donne in nero, farmaci ed antibiotici ai bambini malati, cooperative di donne che tolgono il burka e tessono tappeti al telaio, oil for food, papaveri for food.
Ipercorpi ed Ipercoop. Fuori le arti dagli Ipermercati! (Domenico)
La storia dei Centri Commerciali e dei loro specifici linguaggi, ci aiutano a comprendere deduttivamente quanto stia accadendo nella frenesia dei negozi al dettaglio in una pratica strisciante, invasiva, mistificante, pericolosissima.
C’è la necessità di smascherare il tremendo inganno, il Grande Fratello, al fine di liberare le Arti dai numerosi equivoci che le contaminano, dagli infiniti processi economici e di mercato.
E poi i clienti non sono spettatori, auditori, visitatori di musei: essi chiedono rispetto per il loro status, essi sono qui venuti solo per acquistare una lavatrice di buona marca e prezzo!
Poveri clienti così affaticati nel trascinare carrelli pieni di cose, poveri loro al frastuono assordante della musica, così eccitati da visioni a grande schermo e la folla, la mercesposta, le avvenenti promoter con i tacchi a spillo, vere icone della popparte e del caffè Lavazza…
Senza identità, uno di tremilioni senza che nessuno lo sappia, non c’è bancomat o carta di credito che abbia rilevato la tua presenza, sei un corpo in moto nella moltitudine che attraversa.
Roma, 15 febbraio 2003.
Tre milioni di corpi senza identità.
Tre milioni di corpi pronti a perdere gli organi, pronti al rifiuto della patente di uomo organizzato e nominato.
Il nuovo linguaggio del corpo:
-rifiuto di parlare le parole del Testo (“…che le parole smettano di far testo!”)
-rifiuto di andare in guerra e su strade già tracciate (“…cerco la Parola che sta prima delle parole”)
-rifiuto dell’Impero che è il Logo, Dio, la regia teatrale, il teatro ed i mercanti dell’arte, l’alcol ed il fumo.
-rifiuto della militanza nel sedicente “Contro-impero” che altro non è che l’Impero al contrario
-pratica del “corpoinmoto”, il Movimento dei movimenti, disobbedienza quotidiana, l’Oceano
Pacifico
Il corpo è l’unico luogo ove valga la pena sconfiggere l’Impero perseverante.
La pratica del corpo è il Nuovo Linguaggio: l’organo è la regola da perdere.
Liberi, liberi, liberi tutti dal signor alfabeto!
SPOT 2
Prologo in versi (Elena)
Sono una donna col burka
sono un cruise spuntato
una jiahd mancata
un crociato venduto al nemico.
Sono sotto le bombe
A cavallo d’un missile
nel fodero di una scimitarra
nel oro della contraerei.
Potrei esplodere
potrei esplodermi
potrei guerreggiare
uccidendo tutti i piccoli… io
sparsi nel mondo.
Ho visto un Budda deflagrare
Ho visto due torri crollare.
Il buio alla sola luce d’un pianto
(Fiorella)
Nel tempo della paura i falsi profeti, i tronfi imbonitori, i patetici venditori di cellulari, gli squallidi agenti del commercio, nel tempo della paura, questi uomini sacerdoti e microchips, questi progrediti dinosauri alzano, nella ressa, la loro voce al cielo disegnando futuri impossibili.
Povera Verità...
Nel tempo della paura gli alberi perdono foglie ed i frutti tornano gemme, le farfalle chiedono ai petali sicuri ripari e le api impazzite infilzano la regina solo perché chiede forma e stile in questo momento che infiamma. Ed ancora vedi pecore transumare verso aridi paesaggi, vedi porci intraprendere la via del mare e pesci cercare casa nel fango, vedi cani e gatti litigare a duello imbracciando fioretti al latrare di topi, al miagolare di aquile.
Povere bestie...
(Rossella)
Non ne posso più di vedervi andare e venire, non ne posso più di dovermi preoccupare per le vostre incolumità e chiedo se non abbia più senso un "viaggio" che sia una collocazione del corpo al di fuori dell'Impero e dei suoi mille volti, eh sì, anche del volto appassionato della cooperazione!
Sono stanco di leggervi celebrare l'offerta del mantello al poveretto, il mio "sentire" evoca immagini televisive alla Millelireperunmattone, Telethon e Salvatore che torna dall'Argentina a riabbracciare mamma e papà.
Sarebbe più edificante per tutti infatti se i "viaggiatori" si spostassero per le vie della seta in silenzio, facendo tesoro di quella riservatezza che una umanità troppo spettacolarizzata ed autocelebrata, ci chiede a... voce bassa ma insistentemente.
(Domenico)
Dietro le luci della “Festa dell’Iper”, dietro questo Iper Party, Coop Day, Future Discount e bla bla bla, gli ignari clienti dediti al salutare vizio del consumo, s’ubriacano di pubblicità e della miriade di sottili inviti aldettaglio perché comperino, spendano, portino a casa.
Quando è falso però questo nuovo mecenatismo!
I Grandi Bottegai non hanno a cuore l’Arte se non nella misura in cui questa stessa si faccia veicolo del loro interesse principe: vendere!
Eppure tutti credono che questo grande Tradeday è performance artistica, è concerto di Giannimorandi, è proiezione di Unpostoalsole, è gentile esposizione del pittore e scultore Napoleone-il-realista e tutto nello stimolante contesto della promozione del detersivo Sbiancaesmacchia a cinque N-euri la confezione mentre appena più in là si celebra solenne un Maxibingo che regala viaggi alla cinquina e bicicletta al terno
L’Arte diviene così prodotto perché acquista un valore nuovo che la proietta, a bordo di un carrello della spesa, nel sistema di compravendita delle merci.
Quello che accade nei circoli, nei pub ed in tutti quei locali allamoda dove in definitiva si mette birra e si uccide Arte.
(FABIO)
3 milioni di corpi senza lettere e parole.
Un corpo in pace con se stesso è un corpo che grida la pace
Il 15 febbraio ho incontrato la pace e sono tornato vuoto abbastanza.
Ora non esisto per come mi vogliono: io non ci sono, sono morto definitivamente. Il funerale.
Io non mi chiamo più.
Io non sono.
Semplicemente.
A quest’uomo che non è
A questo nome e cognome restituito all’ufficio anagrafe
A questo corpo risultante che ha perso tutto e non si rattrista
A questo semplice incidente di percorso imperiale: ictus cerebri dell’organizzazione
A questo io dico: non ti riconosco!
Io non mi chiamo più.
Io non sono.
Semplicemente.
Io sono “tremilioni” e voi invece?
Nel mio corpo hanno marciato 3 milioni di corpi e voi non ne avete dato neanche immagine televisiva!
Io sono “tremilioni” e voi non contate nulla che non sia più di un Impero.
Io ho offerto il mio corpo alla moltitudine perché lo attraversasse, voi non avete fatto altro che violare, organizzare, imporre, regolare, legiferare, decretare, uccidere con “La Legge è uguale per tutti” eppure non siete riusciti ad attraversarmi del tutto, non vi ho fatto entrare, voi che non siete “tremilioni”.
E potrei dire di più: 622 sono le città-corpo attraversate, 110 milioni sono i corpi-corpo attraversati nell’intero pianeta-corpo sul quale non sembra ormai che voi troviate più posto se non bombardando qui e là per fare spazio alle vostre strutture ingombranti e fastidiose che chiamerei “organi di stato”.
Che vadano a fanculo i vostri “organi di stato”, i nostri corpi sono stanchi d’essere attraversati ed invasi da loro: noi vomitiamo i vostri organi sui vostri stessi piedi e rinunciamo alle opportunità che il vostro Impero svende al mercato.
Anzi, facciamo di più.
Smettiamo di essere la vostra economia, smettiamo di esser merce, cartamoneta, oro tra le vostre mani insanguinate e salutiamo definitivamente la nostra autonomia di corpi dis-organizzati in movimento, di corpi attraversati da “tremilioni” o addirittura 110 se guardiamo all’intero pianeta-corpo!
Questa è un’occasione da non perdere, non si è “tremilioni” tutti i giorni, non si è sempre corpo attraversato anziché invaso!
SPOT 3
Prologo in versi (Lucio)
Sono una donna col burka
sono un cruise spuntato
una jiahd mancata
un crociato venduto al nemico.
Sono sotto le bombe
A cavallo d’un missile
nel fodero di una scimitarra
nel oro della contraerei.
Potrei esplodere
potrei esplodermi
potrei guerreggiare
uccidendo tutti i piccoli… io
sparsi nel mondo.
Ho visto un Budda deflagrare
Ho visto due torri crollare.
Il buio alla sola luce d’un pianto
(Fiorella)
Nel tempo della paura gli amanti si scambiano accuse violente, le puttane pregano i Santi ed i Santi s’accarezzano il membro ed i membri fan gola alle suore che scoprono vesti e vergogne e la vergogna la vedi nel volto del marito fedele, nei prepotenti seni di una balia invecchiata, nelle mani violente di un maniaco incallito.
Poveri amori...
Nel tempo della paura Dio lascia il suo trono e chiede alle stelle di far luce nel cielo. Così vedi l’Orsa divenire Cerbiatto e la luna salire al galoppo del sole, vedi la Madonna dar fuoco alla culla di paglia ed il mulo far latte e la vacca testarda e il Pupo si accende una pipa; vedi il Re Magio trovare riparo tra le pieghe del lardo della pancia di Buddha, vedi il pastore rubare l’oro, la mirra e l’incenso, vedi il califfo carezzare il rabbino, vedi il tempio aprire le porte al Demonio.
Poveri spiriti...
Nel tempo della paura i corpi cessano la loro danza frenetica.
(Rossella)
Ho un desiderio.
Vorrei che le nostre mine smettessero di far saltare per aria braccia e gambe.
Ho un altro desiderio.
Vorrei che le nostre protesi smettessero di sostituire quegli arti spappolati!
Poi potrei finalmente raggiungere il sole, ai carabi.
(Domenico)
Attenzione a questi Nuovi Musei, a questi Nuovi Sedicenti perché sono a caccia di luoghi da invadere facendoci credere che la New Art odia i confini ed ama il Cashandcarry.
L’Arte che ci interessa invece è anticorpo a difesa dei territori che abitiamo, realizza un sogno ed una pratica di definitiva distinzione tra Arti e mercati: la Botanica e la Cultura, la cura delle piante e dei pensieri, il profumo dei fiori ed i colori , il fremito delle foglie al vento e la melodia, tutto, dico veramente tutto, si faccia Nostro Libero Destino!
(FABIO)
…e non ne avete neanche notiziato l’ignara società di invas-ati, corpi inconsapevoli dell’attraversamento, buoni pazienti che assumono in orario la terapia senza sputarla nel cesso, insignificanti economie di se stessi, quiz-dipendenti e totomaniaci in attesa della Vincita, ballerine coi lustrini sulle gote e le piume sul culetto.
Poveri ignoranti!
Mentre venivo attraversato da tre milioni, loro specchiavano se stessi sui pollici televisivi facendo zapping della loro piccola vita, acclamando all’immagine riflessa in video, rallegrando per l’essersi riconosciuti, auspicando la celebrità, l’avanspettacolo, il pulsante per prenotare la risposta: “Lui, quella foto… sono io!” e poi l’applauso, sempre lui, a se stesso, in piena solitudine.
Questi poveri videodipendenti distratti dal loro volto in onda mentre io venivo attraversato da “tremilioni”.
Il mio corpo ingigantito non stava nello schermo.
Lo schermo circondato ed assediato dai 3 milioni di corpi in marcia.
Lui che vuole sempre dare immagine di sé, ora oscurato dai fatti e accantonato, spento, messo all’angolo.
Povero schermo!
Questo succede a chi vuole passare per sordo e cieco di fronte alla moltitudine in marcia.
Ed il corpo che ora io rappresento è infinitamente soddisfatto.
Roma. 15 Febbraio 2003. Tre milioni di corpi-in-moto.
Prologo in versi: pour en finir (Insieme)
Sono una donna col burka uccidendo tutti i piccoli… io
sono un cruise spuntato spari nel mondo
una jiahd mancata Ho visto un Buddha deflagrare
un crociato venduto al nemico. Ho visto due torri crollare
Sono sotto le bombe Il buio alla sola luce d’un pianto
A cavallo d’un missile
nel fodero di una scimitarra
nel oro della contraerei.
Potrei esplodere
potrei esplodermi
potrei guerreggiare