Breve analisi degli strumenti di lavoro

 

 

     
     
 

La piramide

Sta per lo strumento di segregazione. La rete consente di essere visti, spiati come nelle strutture panottiche .

Ha 4 vie di accesso e fuga perché a gruppi di 4 ne faranno esperienza.

4 è anche il numero in genere dei detenuti in cella. Ma la Piramide è anche l’ospedale, la scuola, la famiglia, il nostro corpo pieno di organi ed organizzato alla disciplina. La Piramide è l’invito alla disciplina.

 

     
 

 

La maschera

La maschera filtra il passaggio dei virus e dei batteri e di tutti quegli agenti di malattia infettiva.

I medici hanno la mascherina quando avvicinano persone infette. Ma anche i leucemici hanno la maschera per non aggravare la loro malattia. La maschera copre il volto e fa del suo possessore un essere non identificabile. I poliziotti a Genova avevano la maschera, il boia ha la maschera ma anche la sua vittima.

La maschera è una macchina di divisione, impedisce relazioni paritarie, cela, difende ma aggredisce anche e lo fa con le sue significazioni di guerra, di assalto militare.

 

     
 

Gli sposi

Gli sposi coniugano la famiglia agli albori, il principio di ogni convivenza legalmente riconosciuta, la Società prima di tutte le società. La famiglia è anche luogo di segregazione parentale perché ai legami di sangue seguono quelli dettati dalla consuetudine, dalla morale, dalla religione e che in definitiva impediscono ogni libera scelta. La famiglia è la prima piramide che incontriamo nella nostra esistenza. Uscire dalla piramide è sconfessare il legame di sangue, la parentela, il padre come Logo supremo. Il superamento del complesso di Edipo è l’accettazione di quel Logo. Uscire dalla piramide è commettere il parricidio.

 

     
 

La camicia di forza

La costrizione del corpo attraverso le manette, le catene, le camicie di forza e tutte le macchine del potere è il primo pilastro su cui si costruisce lo Stato di disciplina. La camicia di forza impedisce il movimento perché il movimento è libertà di andare, di fuggire, indisciplina allo stato puro e mancato rispetto di un progetto di vita piovuto dall’alto che fa del rispetto delle leggi e della Normalità imposta, il principio della relazione tra i cittadini.

La follia, il linguaggio dei bambini e dei sogni è negazione della disciplina della Parola, del Significante Dominante. Il mancato rispetto della legge della normalità è imposizione della camicia di forza.

     
 

L’artista e la sua argilla

L’arte libera ed autonoma può rappresentare una strategia di liberazione. L’artista, scolpendo se stesso nella statua che ha davanti, si libera degli organi e si fa eterno nella pietra che è sua copia, suo simulacro, sua proiezione, sua immagine. Il corpo d’argilla è davanti al corpo in carne ed ossa infestato dagli organi che ne gridano, ogni istante, il suo asservimento al Logo. La statua rappresenta la declinazione della vita eterna del suo artefice.

 

     
 

L’angelo nero

E’ una creatura ambivalente, è la concentrazione delle forze del bene e del male. Chiunque può chiedergli qualsiasi cosa: l’angelo nero è sempre disponibile, ama e odia all’occorrenza, aiuta e uccide e rappresenta la totalità dei pensieri e dei comportamenti umani. Attraverso di lui è possibile accettarsi anche nei lati oscuri e grazie a lui, è possibile agire la propria aggressività, i propri lati del carattere che destano vergogna o addirittura ribrezzo.

 

     
 

I pezzi del motore, le protesi metalliche.

Rappresentano gli organi imposti dal potere con lo scopo di controllare, organizzare, definire, rendere diverso da sé il corpo che li contiene. Il corpo perde i suoi organi dandosi alla morte con un incidente stradale ed il potere sanitario interviene imponendo i suoi organi-protesi in modo caotico: ciò che conta è riorganizzare al più presto, curare, guarire nel senso proprio. La liberazione dalle protesi organiche rappresenta l’aspirazione alla libertà nel suo aspetto tragico e cioè nella scelta della morte come alternativa a questa vita. L’angelo nero impone le protesi ma c’è la possibilità di resistergli.

 

 

 

 

 

La fune bianca

I corpi possono essere la moltitudine nel suo senso spinoziano e cioè insieme di singolarità e non massa informe ma corpo totale declinabile al singolare. La moltitudine va verso la libertà con continui atti creativi, continue improvvisazioni teatrali (azioni teatrali) che prevedono il movimento singolare dei corpi in un contesto (la scena) ove tutti mettono in scena se stessi. La linea che impedisce la disgregazione della moltitudine in azione teatrale è la fune bianca. La fune fa dei corpi singolari un corpo straordinariamente totale: se i corpi soli crescono nelle maglie dell’Impero, gli stessi corpi legati dalla fune bianca, si pongono al lato di esso per produrre continue esplosioni di contraddizioni. La fune bianca è la possibilità di tracciare una strada fuori dall’ Uno. La fune è il segno più tra corpi-addendi che finalmente divengono somma pur conservando il loro numero originale.

 

     
 

 

Le immagini di sé

La propria immagine è continuamente presente: in video, in diapositive, in fotografie. Anche qui il senso è ambivalente. Da una parte infatti, l’immagine racconta del Panopticon e cioè della possibilità che il potere ci controlli, ci sorvegli con l’obiettivo di far divenire docili i nostri corpi. Dall’altra parte però, l’immagine è anche il contropotere e cioè la possibilità di scomparire dietro di essa al potere che ci cerca. Nell’immagine il corpo si dissolve pur non perdendo la sua essenza, la sua esistenza, la sua immanenza: il corpo lascia un simulacro di sé nel video, c’è scomparendosi. L’immagine come la statua può essere un esempio di corpo senz’organi come anche il corpo digitale, quel corpo cioè che cerca la sua esistenza attraversando le reti telematiche

 

     

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